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emma frignani

Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas.

Come reagire alla mancanza di concentrazione e vivere felici

Concentrazione e pesci rossi

È inevitabile, mi succede immancabilmente. Infatti, sto cercando di analizzare con obiettività la situazione per trovare delle soluzioni o delle vie che mi permettano di gestire la mia periodica e completa perdita della capacità di concentrazione.
Come fare?

  • individuare la o le cause
  • essere comprensivi *
  • andare a fare una passeggiata
  • farsi un regalo
  • abbracciare chi si ama
  • osservarsi sospendendo il giudizio

Potrei andare avanti a lungo, ma mi fermerò qui; sono certa che le attività appena elencate possano rivelarsi utili a chiunque, ma credo che ognuno debba costruire il suo proprio universo di abitudini e rituali, che gli permettano di affrontare la vita, ripristinando di continuo quella sorta equilibrio fluido che pavimenta la nostra esistenza.

Oggi guizzo da una pagina all’altra, sospinta da una leggera inquietudine, una voracità sciocca, simile alla fame capricciosa che ti fa dare un morso a qualche cibo, per poi abbandonarlo su un piattino a seccare.
Ho letto diversi articoli che trattavano il tema del concludere, dove il portare a termine le cose rappresenta una fonte di grande soddisfazione e motivo di autostima. Bene, penso, non solo non riesco a ultimare nessuno dei compiti diligentemente appuntati su Evernote, ma non sono capace di soffermarmi su nulla per un intervallo di tempo maggiore di dieci minuti, probabilmente meno.

Come una farfalla in cerca di nettare, svolazzo qui e là, raccogliendo frasi, parole, immagini, che difficilmente si fisseranno nella mia memoria. Non lascio loro il tempo per sedimentare. Oggi, mi sembra di non riuscire a godere del presente; continuo a fuggire da un angolo all’altro della stanzetta angusta in cui mi ritrovo.

Inutile sforzarsi; meglio assecondare questa fatuità, darle libero sfogo e seguirla nei suoi vagabondaggi. Perché posso fidarmi. Della rete che ormai da tempo mi sto costruendo attorno. Mi protegge e mi stimola, mi sprona e mi avvolge, e io posso camminare sul mio filo sconnesso senza paura di scivolare. Perché la mia rete attutirà la caduta e mi risolleverà.

Cambiare prospettiva mi ha mostrato come anche l’attenzione di un pesce rosso può attivare una metamorfosi, rivelare una svolta, accendere una lampadina.

 

 

*  o, almeno, non provare odio nei confronti di sé stessi perché non si riesce a fare ciò che ci si è prefissati.

 

[Photo credit: Freepik]

 

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6 Comments

  1. Sai, Emma, sono due giorni che ti penso e quindi se ti sono fischiate le orecchie è colpa mia! Perché sono due giorni che voglio commentare e adottare questo tuo post, sembra una risposta a ciò che ho scritto sulla #multipotenzialità!
    E qualcuno mi ha fatto notare che la parola non esiste in italiano… Grazie per questi tuoi pensieri e parole.

    • Gloria cara, non mi sono fischiate le orecchie, ma è da un paio di giorni che mi trovo in uno stato di confusa e iperattiva euforia. Questo post era nel cassetto del mio blog da un po’; l’ho ripescato e concluso senza troppi fronzoli né scuse. Ne aveva bisogno. E anch’io. E di sicuro, la lettura del tuo post è stata un soffio di vento che dato la giusta direzione ai miei pensieri.
      Più che una risposta, mi sembra che i nostri post si completino in una sorta di cerchio fluido, che permette di entrare e uscire liberamente.
      La parola “multipotenzialità” non esisteva in italiano, ma ora che l’ho letta in un tuo post, esiste 😉

  2. Hai ragione, Emma, l’energia circola tra un blog e l’altro: merito di #adotta1blogger e di noi che ci incontriamo, contaminiamo, sosteniamo. Per quanto mi riguarda questo è il web che amo, il NOI, sì scritto tutto in maiuscoletto!

    • Sì, anche per quanto riguarda me, questo è il web che amo 🙂 Pensieri, opinioni, riflessioni e idee che circolano a ossigenare i cervelli. Cozzando come atomi a creare nuova energia.

  3. Emma Emma, da perfezionista mancata mi cazzio, mi perdono, mi concentro e mi dis-concentro in cerchi concentrici in continuazione. E dopo me ne vado, torno. Mi perdo e mi ritrovo e a volte mi stupisco… Oh, le cose sono fatte. Come è possibile?!

    • Se è vero quel che sosteneva il buon Goethe, cioè che, mentre «la regola del cielo è la perfezione», pare che, invece,«la regola dell’uomo» sia «la ricerca della perfezione», allora dovremmo fare tutti come fai tu, sgridandoci e perdonandoci, perdendoci e trovandoci. Per tornare al principio che ci ha spinti via, con la consapevolezza ottenuta grazie al tragitto. E, oh, stupore, «le cose sono fatte». Grazie Valeria!

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