emma frignani

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La mia maturità vista attraverso le mie letture, in un #CurriculumDelLettore aggiornato

Il mio #CurriculumDelLettore, epilogo (provvisorio)

Finalmente, sono giunta alla quarta parte del mio #CurriculumDelLettore, l’ultima sezione del mio viaggio, inaspettatamente lungo, attraverso le pagine e i personaggi che mi hanno accompagnata, a volte stringendomi la mano, a volte calciandomi via, fino a questo punto della mia vita.
Accanto all’amato Ray Bradbury, si siede un altro autore, che ha reso la fantascienza un genere affine alla filosofia, Philip K. Dick con le sue visioni tanto paranoiche quanto realistiche, di un’esistenza portata all’estremo, tecnologico, consumistico e temporale. Il mio amore per Il cacciatore di androidi e per la sua traduzione cinematografica, Blade Runner, rimane inalterato ormai da anni, quasi a formare una seconda pelle spirituale: i temi del conflitto interiore e dell’identità come insieme unico dei tratti che fanno di noi ciò che siamo, il malessere dei replicanti e la loro ribellione, il nuovo punto di vista acquisito da Deckard (Descartes?), mi riportano a questioni filosofiche essenziali.
Assieme a questo capolavoro, non posso non menzionare Ubik, un altro assaggio di pura distopia schizofrenica ed esagitata, in cui morti e vivi si mescolano e si confondono in una realtà che si sgretola fino a scomparire, e Un oscuro scrutare, disarmante riflessione sulla dipendenza, sui suoi effetti e sulle sue amare, crudeli conseguenze. L’intenzione supera in gravità l’atto nell’inquietante visione proposta dai precog di Rapporto di minoranza, ritratto di una società in cui la volontà di ordine sconfina nella follia.

Lo strumento fondamentale per la manipolazione della realtà è la manipolazione delle parole. Se puoi controllare il significato delle parole, puoi controllare le persone che devono usare le parole.

Al misticismo tossico di Dick, ho contrapposto la delirante carnalità di Palahniuk, che ha nutrito di angosce misteriose un periodo della mia vita assetato di una solitudine a suo modo violenta. Con la forza esplosiva di un fulmine sul nero, sono stata travolta prima da Fight Club, subito seguito da Soffocare e Rabbia, titoli ai quali associo uno stato di forte disagio ritualizzato fino all’ossessione, e Invisible Monsters.

Poi, quasi per caso, ho avuto la fortuna di incontrare Il Maestro e Margherita di Bulgakov, storia d’amore emblematica, arricchita da una fiera di balzani personaggi, tra cui Satana in persona, il cui carisma ci fa dimenticare della sua origine (o no?).

Ho camminato sulle mine insieme a Lucas e Klaus nella Trilogia della città di K. dell’ungherese Ágota Kristóf; con loro ho eseguito pratiche autopunitive per emanciparmi dal dolore, sia fisico che morale.
Dopo tale annientamento, ho avuto bisogno di una vacanza, e sono andata in crociera insieme a David Foster Wallace, con Una cosa divertente che non farò mai più, Presa dalla sua laboriosa visione del mondo e della società americana, da cui era irrimediabilmente separato, ho proseguito con la raccolta di racconti La ragazza dai capelli strani; avevo trovato la mia forma espressiva (da leggere), il racconto. Entusiasmata da questa scoperta, non ho potuto resistere a Carver, maestro della narrazione breve e modello di scrittura: oltre al suo Il mestiere di scrivere, rimane tuttora a disposizione per le mie pause Di cosa parliamo quando parliamo d’amore.

Per rimanere in tema di racconti, ho attraversato la raccolta Acqua e sangue di Patrick McGrath, per poi immergermi nei suoi romanzi, annegata negli oscuri meandri della pazzia, prima con Dennis, in Spiderpoi con Edgar e Stella in Follia. In seguito, ho viaggiato insieme a McEwan, di cui ho assaporato diversi romanzi, tutti accomunati da uno stile estremamente preciso e al contempo naturale.
Un altro autore di cui ho letto con passione i racconti è l’americano Richard Brautigan, che mi ha accompagnata durante le vacanze estive con i suoi 102 racconti zen, di grande ispirazione per la mia fantasia.

Cosciente di aver tralasciato tantissimi compagni, mi trovo costretta a fermarmi, per non diventare eccessiva, barocca, nel mio tentativo di riempire ogni angolo con parole, pagine, immagini, ricordi e sensazioni.
Ringrazio ancora -e sempre- Rita, la creatrice di questo diabolico e magnifico esperimento di autoanalisi che è diventato per me il #CurriculumDelLettore.

Una nota finale prima di chiudere: avrei dovuto inserirlo nella seconda o terza parte del mio tragitto, ma gli dedico una postilla in quest’ultima sezione, forse perché non ho mai saputo assegnargli un posto: Bukowski ha occupato parte della mia giovinezza, tra disgusto, rabbia e successiva ammirazione. Mi dispiaceva lasciarlo, insieme a molti altri valenti colleghi, in un cassetto della memoria.

Con quest’ultima rivelazione, saluto e ringrazio di cuore chi vorrà leggermi, e, chissà, lasciare traccia del suo passaggio.

[Photo Credit: Freepik]

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1 Comment

  1. La Kristof, meravigliosa.

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