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emma frignani

Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas.

mindfulness

Rallenta e ascolta con la mindfulness

Ho letto “Mindfulness per tutti” di Marina Innorta.

Ricordo che una volta lessi un suo post sulla serendipità, nel quale Marina si chiedeva se esiste un nesso tra questa e la mindfulness. Io credo proprio di sì. Nel suo libro, Marina consiglia di cogliere ogni occasione per rallentare e ascoltare. I principi di Serendippo non erano maghi, ma erano ottimi osservatori. Leggevano la realtà che li circondava in maniera più profonda e sottile rispetto alla norma. Ecco il segreto.

La pratica della mindfulness ci insegna proprio questo, che io ritengo essere una capacità innata nell’essere umano, così come lo stupore e la curiosità. Tutti i bambini osservano, si stupiscono e sono estremamente curiosi. Poi, crescendo, perdono la magia. Si abituano. La pratica della mindfulness ci fa tornare alle origini, con consapevolezza.

È un po’ come tornare a casa dopo una lunga assenza.

Altra caratteristica che mi ha colpito molto è l’assenza di giudizio. Sì, nella meditazione che sto seguendo e nel libro di Marina si pone l’attenzione proprio sull’imparare ad avere uno sguardo interiore non giudicante. Per me, abituata da sempre a giudicare tutto e tutti, questo è il processo di sottrazione più complesso.
Il giudizio è talmente radicato in me da essere diventato un atteggiamento automatico.

Ma sto constatando con piacere che la pratica di consapevolezza ha l’effetto quasi immediato di grattare via la patina del giudizio, permettendo alla nostra stoffa di respirare, macchiarsi e perfino strapparsi. Alla nostra pelle di staccarsi, volare via e ricrescere, nuova e più forte e lucente.
Sto cambiando pelle.

Poi c’è la motivazione: perché faccio quello che faccio?
E, soprattutto, chi ne beneficerà oltre a me?
Queste sono le domande che Andy Puddicombe, fondatore di Headspace, pone al praticante meditazione dopo appena qualche lezione.
È importante focalizzarsi sulla ragione che ci spinge a fare ciò che facciamo. Al cervello piace conoscere il perché delle cose. E anche a me 🙂
Da sempre.

È importante comprendere il movente che ci spinge a fare una cosa piuttosto che un’altra, che ci motiva a compiere determinate scelte. E, di conseguenza, a escluderne altre. È importante soprattutto nei momenti di crisi, quando la nostra mente ci ostacola, ponendoci dubbi che tendono a boicottarci. Ecco, focalizzarsi sulle nostre più intime motivazioni può senza dubbio aiutarci nel mantenere il sentiero scelto.

Fermiamoci allora, facciamo un bel respiro e guardiamoci intorno.

 

[Photo credit: Monique Simons]

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4 Comments

  1. Cogliere ogni occasione per rallentare e ascoltare + assenza di giudizio? Devo leggere questo libro: credo di essere una reincarnazione di qualche principe di Serendippo perché anche a me piacere capire perché faccio una cosa, non solo al mio cervello. Grazie, Emma 🙂

    • Ciao Gloria, felice di aver trovato tra i codici della rete un principe di Serendippo così pieno di grazia e attenzione 🙂 Osservare, ascoltare, coscienti che il cielo resta sereno al di sopra delle nuvole. Il cielo è sempre terso, impalpabile e immenso. Come noi.

  2. Suggerimenti carichi e densi…Grazie! Approfondirò con interesse. Non mi sono nuove queste cose, nello stesso tempo ritengo che ci voglio un esercizio continuo…Come da bambini quando si impara “per errori”. Dunque arrivederci.

    • Ciao Monica, che bello vederti qui sì, la pratica è necessaria perché la cobsapevolezza diventi naturale. Ma è proprio nel viaggio la bellezza, no?

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