Oggi tutti quanti ti sembrano botti traboccanti vino, terrine da cui la frutta tende, per gravità, a fuggire per sovraffollamento. E tu, ancora stordito dalla tua stessa assenza – a te stesso, prima che a chiunque altro – ti trovi a correre come in quei sogni dove la meta è tanto irraggiungibile quanto reale, anche se in una sua deformità psicotica e quasi subliminale, frustrante perché inarrivabile.

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