Il mio cervello è già in ferie: è partito senza preavviso e non mi ha lasciato neanche un post-it con un saluto, o una data di ritorno.

Mi sento più leggera, ma spesso confusa e inconcludente. Come se mi mancasse qualcosa per funzionare correttamente. Il mio ingranaggio preferito mi ha abbandonata, o lasciata libera. Forse, ha inteso la partenza come un rito iniziatico, per lui e per me: io divento un donnino autonomo e lui si riposa e medita sul significato della sua esistenza, soprattutto in rapporto -piuttosto burrascoso- con la mia.

Dacché ne ho memoria, la nostra relazione ha sempre sofferto di alti e bassi, ma, come due gemelli siamesi, non possiamo fare a meno l’uno dell’altra. E lo sappiamo. Ciò non significa che non si verifichino periodicamente episodi che rivelano una condizione di insofferenza e attrito. È come abitare in condominio: la convivenza forzata dà spesso luogo a reazioni di rara e ferina violenza. Come biasimare gli inquilini del palazzo, costretti dalle circostanze a vivere insieme ad altri esempi assortiti di umanità? O, ancora meglio, come la famiglia: i componenti di uno stesso nucleo non si scelgono a vicenda, ma capitano. I conti si fanno con quello che si ha, c’è poco da fare.

Ho letto però che il cervello si modifica, quindi nutro forti speranze riguardo al mio, di cui del resto vado già abbastanza fiera. Vorrei soltanto indirizzarne le scelte per riuscire a modificare quello che di me stessa mi piace meno; ci sto lavorando, ma non è semplice, in particolar modo quando le esperienze e i ricordi cominciano ad affastellarsi senza sosta e senza ordine apparente in ogni angolo, per poi riemergere inaspettatamente di fronte a stimoli frammentari e (ai miei occhi) privi di significato.

Ora che simpatiche bolle di sapone galleggiano nella mia scatola cranica, sento la mancanza del mio cervello, che riconduco spesso al concetto di ghost, quindi alla mia coscienza; so anche che, non appena tornerà, ricomincerò a impartirgli ordini, a chiedergli sforzi disumani, a inondarlo di nuove informazioni e stimoli.

Ecco perché se n’è andato senza dirmi nulla, quasi di nascosto: avrei fatto crisi, privata della possibilità di costruire liste da seguire pedissequamente, stilare ordini del giorno e task list infernali e proibitive.
Ha avuto più buon senso di me e per questo non posso che essergli infinitamente grata. A buon rendere!

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