emma frignani

Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas.

Considerazione come sguardo privo di giudizio

Sulla considerazione

Considerazione qui non significa interpretare, ma semplicemente guardare alla cosa per quella che è. C’è un desiderio: osservalo direttamente, senza pregiudizi. Non mettere in mezzo i tuoi desideri o le tue idee, perché nessun pensiero o idea ti appartiene. Tutto ti è stato dato, ogni idea è presa a prestito. Nessun pensiero è originale, nessun pensiero può esserlo. Non tirare in ballo il pensiero. Osserva semplicemente il desiderio per ciò che è, come se non sapessi niente. Affrontalo! Vagli incontro! Ecco cosa significa “consideralo”.

[Osho, I segreti della trasformazione]

Leggendo il post di Monia Papa “Il blogger, Baudelaire e l’ispirazione al tempo del web writing”, e in particolare il suo commento a una mia considerazione, mi è venuto in mente il concetto di σκέψις, che porta con sé un bagaglio al contempo pe(n)sante e necessario a qualunque essere voglia definirsi senziente: il dubbio, non quello fine a se stesso, ma quello metodologico di cartesiana memoria.

Il dubitare conduce inevitabilmente alla ricerca, all’esigenza saturnina e malinconica di scavare in profondità.
Tale attività può dimostrarsi a volte perigliosa e difficile: e se rimanessi sepolta da detriti di informazioni e concetti? E se poi, una volta scesa in profondità, non riuscissi più a risalire? E se mi perdessi in un dedalo di sentieri intrecciati a guisa di ragnatele ideali?

Riporto un’altra frase di Osho che mi dà un poco di conforto quando i dubbi si accavallano caotici nella mia mente:

prima conosci i fatti per quello che sono. Come si fa? Affrontandoli senza interpretazioni.

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5 Comments

  1. il tuo motto mi ricorda l’acronimo V.I.T.R.I.O.L. (Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem)

  2. Tu scrivi
    “Tutto ti è stato dato, ogni idea è presa a prestito. Nessun pensiero è originale, nessun pensiero può esserlo.”
    E io penso
    “Qualsiasi cosa tu stia pensando, un milione di altre persone l’hanno già pensata. Qualsiasi cosa tu faccia, altri lo stanno facendo, e niente di te è responsabile. Tutto di te è sforzo cooperativo”

    E penso anche che “scavare in profondità” ha senso nella misura in cui lo si fa più per creare un pozzo che per cercare il petrolio.

    • Scavare verso l’interno. E se scavassimo per trovare un’uscita? Per poter finalmente vedere e sentire sulla pelle la luce abbagliante del sole?

  3. Gas

    Non concordo sul “malinconica e saturnina”. Non si scava mai verticali, si scava orizzontali. Si tirano giù case, geometrie, si scansa, si evita e si arriva al mare, ci si rilassa e si scopre che tutto il bagaglio della conoscenza serviva ad educare gli occhi a guardare, la bocca a stare zitta, la memoria a non fare troppo spezzatino tra avuto e preteso. Là finisce il tunnel orizzontale. Togliendo per fare posto. Allora vedi le cose per come sono, senza interpretarle e senza il bisogno di andare più giù o andare più su. Ci vuole un attimo e nemmeno tanta fatica.

    • Assomiglia al lavoro dello scultore, che per dare forma a un’idea toglie fino a quando non la vede. E i pezzi caduti, strappati alla materia informe, restano a terra. In silenziosa contemplazione.

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