emma frignani

Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas.

Crescita personale e libertà

Disorientamento

Al mio ritorno dal viaggio di nozze, mi sono accorta che più tentavo di seguire regole, sfide quotidiane, orari, tabelle di marcia, to do list, programmi settimanali, allenamenti, più affogavo in uno stato di tensione perenne che mi stressava invece di aiutarmi.

Forse è bene fare una premessa: seguo da qualche anno un bel (per)corso di crescita personale e alcuni blog che trattano del tema, leggo libri e mi interesso a questo argomento in diverse forme, aspetto che non approfondirò in questo post.
Non so bene perché ma, al contrario di molte persone che stanno – o sembrano stare – bene con sé stesse, io mi trovo spessissimo in difficoltà e sento il bisogno costante di migliorare. Di fare qualcosa per staccarmi da determinati comportamenti e permettere a nuovi innesti di attecchire su di me.

Diventare un buon portainnesto

Con tutti gli errori, le battute d’arresto e le delusioni che questa forma mentale può portare con sé. Ma anche con tutte le soddisfazioni, immensamente più grandi, che accompagnano ogni percorso di ricerca.

Inizialmente, mi ero detta che l’angoscia era dovuta al fatto di voler uscire di un passettino ogni giorno dalla mia zona di comfort. Come una tartaruga che mette fuori la testa nella stagione sbagliata. Poi però, ho cominciato a preoccuparmi: tutte le sfide, tutte le abitudini che ho tentato di innestare nella mia vita, il costante tentativo di vivere ogni istante di ogni giornata consapevolmente mi stavano soverchiando invece di aiutarmi a vivere meglio. E al meglio delle mie possibilità.

Senza quasi accorgermene, accumulavo nuove abitudini, nuovi strumenti per monitorare e nuovi libri, nuove informazioni, ma in tutto questo non buttavo via niente. Se è vero che del maiale non si butta via niente, questo non vale di sicuro per le abitudini e gli obiettivi che ci poniamo. Come per le interminabili liste di cose da fare, anche per le abitudini e i comportamenti che desideriamo apprendere o mantenere occorre fare spazio. Né le ore né la forza di volontà sono infinite, perciò dobbiamo scegliere.
Darci priorità. Sì, ma occorre sceglierle con cura. E, soprattutto, con amore.
Credo che sia inutile scegliere di fare cose che non ci piace fare solo perché ci fanno bene. O cominciano a piacerci davvero o le faremo sempre malvolentieri. Oppure, smetteremo di farle dopo alcuni vani tentativi.

Prima di arrivare al punto di non ritorno, ho lasciato la presa e ho cominciato a seguire i miei bisogni per vedere dove mi avrebbero portata. Meno regolarità, me l’aspettavo, maggiore produttività e serenità nelle attività quotidiane, lavorative e non solo. E questo non me l’aspettavo.

Senza necessariamente svegliarmi alle 5 di mattina, senza dover sempre tener traccia di ogni attività, senza monitorare costantemente il contapassi, senza sentirmi in colpa se non ho fatto allenamento. Senza l’ansia di tracciare qualsiasi minuto di ogni giornata.

Camminare sulle mie gambe

Questo cambiamento repentino ha portato alcuni simpatici effetti collaterali, primo tra tutti un maggiore senso di relax e un minore senso di inutilità. Perché quando passi le giornate a rincorrere obiettivi, a cercare di portare a termine i task che ti sei prefissato di finire, a tenere traccia dei tuoi successi, delle tue paure, dei tuoi errori, non ti rimane tanto tempo per fare quella cosa che più di ogni altra ti può avvicinare alla meta: agire.

Non sto assolutamente dicendo che quello che ho appreso in questi tre anni di corsi e controcorsi e studio non mi serva a nulla e, anzi, mi sia di ostacolo. No. Sto soltanto riflettendo sulle mie reazioni: una volta che ho fatto mie le indicazioni e le tecniche che possono aiutarmi a migliorare me stessa e a raggiungere i miei obiettivi, devo anche mollare la presa e costruirmi, sulla base di tutto il tesoro che ho raccolto, un sentiero che sia il più possibile vicino ai miei valori e alle mie attitudini naturali. Insomma, per migliorare non devo diventare qualcun altro. Non devo in assoluto forse. Il dovere non è quasi mai amico del cambiamento e, soprattutto, del progresso personale.

Ma come? Allora tutti i discorsi sull’autodisciplina e sull’insediamento di nuove abitudini strafighe? Tutti questi bei discorsi cadono miseramente se una persona si incaponisce a voler attuare tutto il meglio che ha imparato senza distinzioni né una certa attinenza al proprio modo di vivere e alla propria indole.
È un po’ come fare una di quelle diete fai da te di dubbia utilità: inizio motivata perché voglio perdere peso e imparare ad avere un buon rapporto con il cibo. Se è una dieta ferrea, otterrò in breve tempo qualche risultato che rinforzerà momentaneamente la mia volontà di proseguire. Poi, finisce la dieta e io sono calata (più o meno a seconda dell’intensità del regime alimentare e del lasso di tempo in cui l’ho seguito).
Ritorno pian piano alla normalità per non buttare i sacrifici fatti. Un giorno, (sono stressata e stanca) mangio come se non mangiassi da giorni. E si affaccia nella mia mente il piccolo stronzetto che mi dice che ormai ho sforato, tanto vale dargliela su. Ho fallito. E così, torno al regime precedente, appesantita dai sensi di colpa e dal senso di inadeguatezza. Come ho potuto? E così in un loop infinito e devastante.

È giusto, onesto e doveroso non nascondersi dietro scuse più o meno convincenti.
È altrettanto giusto, onesto e doveroso essere sinceri e ammettere i propri limiti così come i propri punti di forza.
Insomma, devo imparare a camminare con le mie gambette e costruire, sulla base dei miliardi di nozioni apprese in questi anni, un percorso che sia completamente mio. D’altronde, nessun altro può farlo per me. E questo vale per numerosi ambiti della nostra vita.

Come direbbe il buon Morpheus, che la sapeva lunga riguardo alla crescita personale,

Cerco di aprirti la mente… ma posso solo indicarti la soglia, sei tu quello che la deve attraversare.

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3 Comments

  1. Credo che i cambiamenti personali funzionino a ritmi alterni: un po’ si cambia, un po’ si torna indietro, un po’ si metabolizza, e poi magari si è pronti al prossimo passo. Forzare la mano per me non ha mai funzionato. Scegliere le proprie priorità con cura e con amore mi sembra una grande ricetta! Anzi, credo che amore e gioia siano i miei fari principali, al momento, non senza momenti di fatica. Tanti auguri per le feste a venire! 🙂

    • Ciao Grazia!
      È sempre un grande piacere sentirti 🙂
      Anch’io credo che i cambiamenti siano in qualche modo ciclici, bisogna comprenderne il ritmo per poterli seguire al meglio.
      “Forzare la mano”: è proprio questo il rischio che corro un po’ troppo spesso, pur essendo convinta, come te, della sua inefficacia.
      Ho scritto questa riflessione per chiarire a me stessa alcune sensazioni cui non riuscivo a dare forma.
      Fatica è una compagna difficile, ma se la facciamo giocare con Amore e Gioia la sentiremo brontolare solo quando serve davvero.
      Tanti auguri anche a te Grazia!

  2. Scusami, sai dirmi che indirizzo devo usare per il lettore di feed? Sto passando da Feedreader a FeedDemon, ma quest’ultimo non riconosce l’indirizzo del tuo blog, non so perché.

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