emma frignani

Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas.

Internet e la curiosità

L’insostenibile leggerezza della curiosità al tempo del web

L’altra sera, spossata da un’intensa giornata di lavoro, decido di spegnere finalmente il mio prezioso alleato tecnologico e lasciarlo riposare. Sono le 8 e ho appena finito di scrivere un post, attività che mi ha svuotata e riempita al contempo. Ma ora sono stanca e non ne posso più d’interagire in giro per social, di leggere i post che i mille tab aperti cercano invano di suggerirmi, o di girovagare in cerca di novità interessanti.

Voglio riposarmi.

Prendo un libro che vorrei finire da un po’, ma di cui ricordo distintamente la trama e i personaggi; mi stendo sul divano con la mia copertina di sicurezza e apro il bel libro cartaceo, prestatomi troppo tempo fa da una cara amica.
Mi immergo con facilità nella storia, ma, ad un certo punto, incontro un vocabolo che non conosco e l’istinto mi fa volgere gli occhi al tablet. Di proposito, ho lasciato a una certa distanza dal divano tutti i miei dispositivi. Rileggo la frase contenente il vocabolo sconosciuto e mi accorgo di poterlo dedurre dal contesto; il fatto di non conoscerne la definizione, non toglie senso alla vicenda. Perciò, forzandomi, proseguo.

Dopo qualche pagina, l’intoppo si ripete. Mi sto irritando, ma non è tanto -beh, un po’ sì- la mia ignoranza a infastidirmi, quanto piuttosto questa curiosità compulsiva che mi distrae dalla lettura. Comprendo i significati grazie al contesto, quindi non ho bisogno di leggere una definizione per proseguire. Allora, perché avverto questa urgenza? Perché non riesco a godermi il piacere di leggere senza quel pungolo pedante del definire? Quel prurito che necessita d’immediata grattatina?

Vorrei riflettere su questo, che è il nocciolo della questione: l’inestinguibile sete di conoscenza e l’immediatezza delle risposte data dalla rete.
Mi viene in mente a questo proposito un atteggiamento che ho riscontrato nell’ultimo anno in mio padre e che ha, in maniera molto più controllata, contagiato anche mia madre. Si tratta proprio di una specie di compulsione a soddisfare le proprie curiosità, a colmare le proprie lacune, acuita dalla velocità con cui il web offre risposte alle domande più disparate.

Ricordo ancora quando venivo scherzosamente presa in giro per questo mio “vizio”. Tempo qualche mese e ora mi ritrovo a fare ricerche nei momenti e nei luoghi più strani, grazie al mio smartphone. Poco tempo fa, ho dovuto redarguire il mio amato babbo, preda del sacro furore della conoscenza: durante un pranzo domenicale in famiglia, è stato introdotto un argomento piuttosto complesso e, dopo poco, mio padre ha iniziato a farmi una catena di richieste impedendomi non solo di mangiare, ma anche d’interagire con i commensali. Stavo lavorando per lui! Ad un certo punto, mi sono resa conto della situazione e ho spento il telefono, accompagnata da smorzate proteste del genitore.

Amo la curiosità e la costante urgenza d’imparare cose nuove e amo le infinite opportunità che il web ci offre a tal proposito.
Ma mi domando se questo bisogno non sia fomentato proprio dalla facilità e dalla rapidità di fruizione delle risposte. E se invece di chiedere a Google, dovessi cercare tra i miei libri? O tra i miei appunti? E se dovessi recarmi in biblioteca e cominciare una ricerca partendo da pochissimi indizi? Se non sapessi da dove partire?

Rammento i tempi dell’università, quando utilizzavo internet con una connessione a carbone e mi spaccavo la testa a cercare libri per la mia tesi in giro per le biblioteche, universitarie e non, cittadine e non. Dovevo muovermi, spostarmi fisicamente per cercare il testo che mi serviva. E le fotocopie. E i permessi per il prestito interbibliotecario. E le telefonate per sapere dove poter reperire il testo nel minor tempo possibile. E via dicendo. Cercare era faticoso, lento e, a volte, frustrante.

A questa evoluzione magnifica che ha facilitato il processo di ricerca, fa da contraltare una crescente superficialità della memoria e, alle volte, anche delle soluzioni proposte. Migliaia d’informazioni si accatastano nell’universo della rete e non lasciano spazi vuoti, dubbi, domande senza risposte. In un’ossessione riempitiva, le informazioni non mancano di certo, ma di che informazioni si tratta? Sono attendibili? E la verifica delle fonti, temuta e indispensabile? Che posizione ricopre? E poi, che cosa ricordiamo in questo marasma? Che cosa riusciamo a trattenere nel nostro intimo?

Rimane qualcosa su cui riflettere?

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4 Comments

  1. E’ incredibile la facilità con la quale deleghiamo alla tecnologia funzioni anche elementari che prima svolgevamo quasi senza accorgercene. Proprio oggi, facendo una ricerca sulle figure retoriche, riflettevo sul fatto che su internet si trovano definizioni molto più veloci e immediate che su un vecchio libro di testo, ma spesso anche molto più superficiali. Ho spento il pc e ho dato la caccia ai testi scolastici che, ricordavo, trattavano l’argomento. Il risultato? Molta più fatica e una catasta di esempi e nozioni che richiederanno molto più lavoro, ma anche la soddisfazione di aver approfondito, con la calma che una ricerca in rete non riesce a dare, proprio per la sua intrinseca rapidità nel dare risposte, un argomento su cui avevo necessità di “riflettere”.

    • Ciao Chiara, che piacere tu sia passata di qui.
      La tecnologia, se da una parte ci aiuta a risolvere problemi e a trovare soluzioni rapidamente e con relativa facilità, dall’altra può portare ad una maggiore superficialità, dovuta proprio all’annientamento della dimensione temporale.
      Il tempo, che fino a qualche anno fa ci serviva per compiere una ricerca, si è ristretto esponenzialmente con il propagarsi dell’uso del web. E con esso, abbiamo perso la calma del cercare, quell’annusare a caccia di indizi e tracce nascoste.

      Hai fatto benissimo a ritrovare il gusto della ricerca sui testi: è doveroso ricordarsene per non perdere un’abilità che ci può tornare sempre utile, in ogni contesto.

  2. Stavo pensando proprio a questo un paio di giorni fa. Pensavo alle persone che sollevano lo sguardo in aria, a sminuire qualunque tesi o opinione tu sostenga, se affermi di esserti informato su un certo argomento in rete.
    Faccio parte della generazione che ha studiato su libri e fotocopie, si è chiusa in biblioteca per ore a consultare tomi giganti di genetica, chimica o fisica, o, come nel mio caso, di linguistica (alla ricerca di studi sullo sviluppo del linguaggio come correlato dello sviluppo delle aree cerebrali motorie). Dunque dovrei capire coloro che storcono il naso verso la conoscenza “digitale”: la velocità con la quale oggi accediamo alla conoscenza è spesso legata ad una mancanza di profondità, come tu dici.
    E’ anche vero che in biblioteca ho trovato di tutto e di più, anche libri di poco valore, scientifico e letterario. Forse tendiamo ad idealizzare il libro, quando c’è tanta carta straccia che riesce ad arrivare ad avere forma stampata.
    Credo che la sfida della conoscenza in rete sia selezionare attentamente le informazioni digitali, perchè anche il web ha le sue insidie, di cui magistralmente tu hai parlato, ma anche i suoi benefici, come la possibilità di accedere a molteplici fonti di conoscenza nello stesso momento. L’autorevolezza delle fonti è sempre la discriminante fondamentale, credo. Bell’articolo, grazie!

  3. Ciao Carmen, grazie per il tuo passaggio corredato di commento.

    Credo anch’io che, come giustamente dici tu, «la sfida della conoscenza in rete sia selezionare attentamente le informazioni digitali»: è proprio questo il punto focale. Lo sforzo maggiore sta non tanto nel reperimento di informazioni, ma nella loro cernita e selezione.

    Ed è sicuramente vero che il “libro” sia spesso idealizzato, quando anche nella carta, così come su web, esistano numerosi esempi di contenuti a dir poco discutibili.

    L’accesso a innumerevoli fonti di conoscenza, le più disparate, offre in effetti possibilità che fino a qualche anno fa riempivano i miei sogni più audaci. La mia innata e sempre crescente curiosità è soddisfatta da questo tripudio di informazioni, la mia mente ne è talvolta stordita e sommersa.

    La ricerca, se da un lato trae giovamento dall’abbondanza, dall’altro ha il dovere di scegliere minuziosamente cosa raccogliere ed elaborare. Per non perdere di vista il motivo che la spinge.

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