emma frignani

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Come sfruttare la rete per alimentare le proprie passioni

Dissociazione

Mi guardo intorno. Solo io. Le persone intorno a me guardano ognuna il proprio monitor. Isolate, chiuse in una bolla di indifferenza, non godono di ciò che le circonda. Dita frenetiche scrivono, cercano, comprano, cancellano, bloccano, postano, linkano. Tutto attraverso il filtro della rete, ogni decisione mediata dai like. Gli amici si scrivono mentre siedono allo stesso tavolo, le coppie controllano ossessivamente il loro profilo, in molti nutrono il loro ego postando miriadi di selfie in cerca di conferme e popolarità.

È davvero questa la rete?

Prima di intraprendere il mio percorso verso la professione di web writer, la pensavo all’incirca così: detestavo facebook, non usavo twitter ed ero piuttosto sospettosa nei confronti di tutto ciò che rappresentava la dimensione sociale del web. Navigavo ore e ore, raccoglievo informazioni, studiavo, leggevo, scrivevo piccole riflessioni nascoste in un blog dal nome fantasioso che costituiva il mio diario. Prendevo senza dare nulla, godevo di nascosto dei privilegi di un universo senza confini, mi aggiravo tra gli anfratti della rete in stealth mode quasi avessi paura che la mia identità potesse essere violata.

Poi, un incidente ha cambiato la mia vita. All’inizio, esterrefatta per la mutazione che stava avvenendo, la attribuii al trauma cranio-encefalico di cui ero stata vittima. Ma fui presto autorevolmente smentita da diverse TAC e da numerosi medici: vedevo sfumare la rassicurante ipotesi di un cambiamento da esiti traumatici. La mia non era tanto una trasformazione fisica, quanto piuttosto un rinnovato punto di vista sul mondo e su di me, un po’ come il protagonista dell’inquietante corto Skhizein di Jérémy Clapin che, colpito da un meteorite, vivrà una bizzarra esperienza di dissociazione da se stesso.

Il fatidico incontro-scontro con la Nera Signora mi aveva liberata, permettendomi di uscire da schemi di pensiero ammuffiti per librarmi finalmente nell’etere di possibilità che non mi ero mai consentita di immaginare. Da quel momento, ho preso decisioni fondamentali per la mia vita: volevo e voglio riempirla di regali per farmi perdonare dello scherzo macabro a cui l’ho sottoposta.

Tra le tante svolte, quella di cui intendo parlare in questo post riguarda la scrittura per il web e tutto ciò che la circonda: presa la decisione di cosa fare dopo il mio anno zero, ho iniziato la fase di ricerca. Poi, ho aperto i miei profili social, ho cominciato a lasciare piccole tracce di me sui blog seguiti, a dire la mia, a fare domande, e ancora a cercare, ma in maniera più attiva e sempre più partecipativa. E ora, la paura ha lasciato spazio alla voglia di conoscere persone che condividono i miei interessi, persone da cui imparare, con le quali mettermi a confronto in un costante simposio. Sono felice e mi sento perfettamente a mio agio nella rete che mi sto costruendo. 

E voi? Avete trovato la vostra dimensione in questo universo virtuale o la state ancora cercando?

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6 Comments

  1. Scusa per l’ora tarda, ho letto questo post nel pomeriggio ma ci tenevo a risponderti e a dirti che il contenuto di questo blog mi ha colpito. Non smettere di allenarti, per favore!
    Anche perché mi hai dato tanto in questi giorni e spero di poter ricambiare nel miglior modo possibile!
    Un bacione! :*

    • Cara Rita, ti ringrazio di cuore per queste tue parole, dolci e al contempo decise e motivanti. Grazie alle persone come te, sento la forza di proseguire e accresco quotidianamente la fiducia in me stessa. Non preoccuparti, non smetterò di allenarmi, non voglio e non posso. Mi dai già tanto e questa tua attenzione è un magnifico dono. A presto e un bacio per te :*

  2. Complimenti per questo post, mi è piaciuto moltissimo. Per me il web ha in un certo modo rappresentato una via di fuga dalla realtà: quando l’ho scoperto tanto tempo fa è stata una vera e propria ancora di salvezza.
    Oggi lo considero invece un mio prolungamento; una parte del mio corpo indispensabile (sotto certi punti di vista); una cosa che mi completa 🙂
    Sono felice di essermi imbattuta nel tuo blog; bello il cielo stellato! 🙂

    • Valentina cara, intanto ti ringrazio per la tua visita tanto inaspettata quanto gradita. Anche per me la rete ha costituito una via laterale, una sorta di vicolo sottile e nascosto che mi permetteva di fuggire dal mondo reale per immergermi in una dimensione che potevo controllare, aprire e chiudere come un libro; ma, giunta ad un certo punto del mio viaggio in solitaria, mi sono resa conto che mi stavo disseccando: l’unilateralità sarà anche meno rischiosa del confronto (non ne sono così sicura), ma alla lunga non fa altro che affogarti in un pantano sterile. Allora, ho preso coraggio e mi sono tuffata: posso dire, insieme a te, che il web è diventato “un mio prolungamento, […] una cosa che mi completa”, una dimensione unica nella quale trovo spesso grandi soddisfazioni.

  3. Esattamente la mia esperienza!
    Non faccio il tuo lavoro ma mi ci ritrovo in pieno nel l’iter: critica –> incognito –> scoperta –> piacere.
    Anche nel mio iter si è interposto il fantasma della nera signora. Bloccata a casa per nove mesi, ho trovato nel web un modo di comunicazione con chi non potevo andare a trovare. E via via il timore ha lasciato posto alla curiosità.

    • «La cosa importante è non smettere mai di domandare. La curiosità ha il suo motivo di esistere. Non si può fare altro che restare stupiti quando si contemplano i misteri dell’eternità, della vita, della struttura meravigliosa della realtà. È sufficiente se si cerca di comprendere soltanto un poco di questo mistero tutti i giorni. Non perdere mai una sacra curiosità», sosteneva saggiamente il buon Albert Einstein: e come dargli torto? L’urgenza di rispondere ai nostri demoni, di fronteggiare le nostre paure e, magari, superarle, ci sprona verso indirizzi impensati, sorgenti magiche che non avremmo nemmeno potuto immaginare. Grazie Sonia 🙂

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