emma frignani

Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas.

Elga e suo fratello

Elga e il fratello

A volte, le mancava. Non si vedevano ormai da molti anni.
E si sentivano solo a Natale e in occasione dei loro compleanni.
Cosimo si era trasferito in una grande città per lavoro e non si era più spostato. Per quanto ne sapeva Elga, non aveva famiglia e non la desiderava nemmeno, preso com’era dalla sua professione e dalla passione per la bicicletta.

Non ricordava come si erano potuti allontanare così tanto da diventare due estranei. Ci aveva pensato parecchio, ma non era ancora riuscita a trovare una ragione per quel distacco impercettibile e lacerante.
Rammentava vagamente un episodio della sua giovinezza, quando a una festa si era ubriacata tornando a casa in condizioni pietose. Suo fratello si svegliò e la trovò intenta a vomitare in bagno. La guardò un momento e, senza dire una parola, ritornò insieme alla madre. A questo punto, i ricordi lasciavano spazio all’immaginazione: tutto era così confuso da sembrare un’istantanea sfocata della sua vita.

Alcuni giorni dopo, mentre Elga era chiusa in camera sua tentando di studiare, Cosimo entrò piano e le chiese cosa fosse successo a quella festa.
«Cosa vuoi che sia successo? Ero con i miei compagni di classe e abbiamo esagerato un po’ con il bere. Tutto qui. Non dirmi che non ti è mai capitato, per piacere.»
«No, non mi è mai capitato, Elga. Non l’ho mai fatto capitare. Ecco. Ti rendi conto che papà e la mamma hanno perso completamente fiducia in te ora? Come pensi di recuperarla?»
«E tu? Anche tu hai perso fiducia in me? Eh? Vi ho deluso così tanto? Per un bicchiere di troppo? Mi sembra di aver già pagato. E sto ancora pagando visto che non potrò uscire per tutto il mese. Che cosa vuoi? Che mi metta un cilicio?»
«Quando parli così, mi fai solo incazzare. Sembra che tu non capisca la situazione.»

E, così dicendo, si alzò e uscì. Lasciandola insieme alla sua mancanza.
Passarono i giorni e Cosimo sembrò dimenticare la faccenda, così come anche i suoi genitori. Non si parlò più dell’episodio. Ma, ogni volta che Elga usciva, aveva l’impressione che la sua famiglia alzasse il pelo sulla schiena.
Elga si fece via via più distante fino a ridurre la comunicazione a sporadici monosillabi. In casa, dava una mano quando poteva, anche se perlopiù rimaneva confinata nella sua stanza.

Ma questo succedeva al tempo delle superiori. Quando Elga si iscrisse a filosofia, le cose con i suoi cambiarono in meglio. Dopo lunghi sforzi e ripetuti tentativi di riavvicinarsi, eseguiti con tanta goffaggine quanta caparbia, Elga e i genitori erano finalmente riusciti a perdonarsi. Soprattutto in concomitanza con la malattia che la relegò in casa per quasi un anno.

Cosimo, invece, era rimasto distaccato.
“Che strano”, pensava Elga con un rammarico carico di rabbia. Nonostante i caratteri diametralmente opposti, i due fratelli erano stati molto legati. E, vista la piccola differenza d’età, Elga non si capacitava dello sdegno che suo fratello le riservava. Come se non concepisse le sue scelte. Come se lei gli stesse facendo un torto. Senza peraltro rendersene minimamente conto.

Anche durante gli anni universitari la cosa non cambiò. A ogni bel voto di Elga, Cosimo rispondeva con una battuta ironica, che riguardava sempre i suoi risultati e la sua spiccata attitudine allo studio. Cosimo non aveva mai amato studiare, ma era brillante e piaceva a tutti. Si laureò con fatica, ma trovò subito un impiego perché conosceva un sacco di persone ed era simpatico, spigliato e, soprattutto, di parola.

Non si poteva non volergli bene: quel ragazzo metteva allegria solo a guardarlo, vivace e sempre pronto allo scherzo, generoso ed estroverso.
Ma era solo questo? Elga si domandava se l’avesse mai conosciuto davvero. Era come se Cosimo avesse addosso una coperta invisibile, che non permetteva di vederne che il contorno tra le pieghe della stoffa. Ma sotto, nessuno sapeva cosa succedesse.

O forse, questi erano pensieri che occupavano soltanto la sua testa.
Si era stancata di quell’incessante dialogo interno, che del dialogo aveva perso proprio la caratteristica fondamentale, il confronto.
Uscì in giardino e si sedette sulla panchina con il telefono in mano, scivolando con le dita sottili tra i suoi contatti. I suoi occhi si ritrovarono a fissare la piccola immagine di Cosimo che sorrideva.

«Ciao Cosimo, sono io!», disse Elga in preda a un fremito di inaspettata emozione.

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4 Comments

  1. Pades

    Bello, come sempre. 🙂

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