Io sono Ubik. Prima che l’universo fosse, io ero. Ho creato i soli. Ho creato i mondi. Ho creato le forme di vita e i luoghi che esse abitano; io le muovo nel luogo che più mi aggrada. Vanno dove dico io, fanno ciò che io comando. Io sono il verbo e il mio nome non è mai pronunciato, il nome che nessuno conosce. Mi chiamano Ubik, ma non è il mio nome. Io sono e sarò in eterno.

[P. K. Dick, Ubik]

Creazione di bisogno, marketing antesignano.
Voglio che tu faccia una cosa, quella che stabilisco io. E tu, inerte e inerme, la fai. Voglio un mondo su misura per te. E tu ne godi, inconsapevole. Illusione del libero arbitrio. Tanto cara e tanto temuta.

Il Leviatano vive. Ed è dentro di noi. Lo hanno chiamato in modi diversi, ma quella entità si nasconde in ognuno di noi. E nessuno sa come si chiama. Nominare ciò che ci circonda ci conferisce un potere demiurgico. Dare un nome è avere il potere sul nominato. Significante e significato. Uno è attivo, e l’altro, necessariamente, si costituisce come passivo. Sceglie di essere passivo. Paradossale. Ragionamento contro. Io preferisco ragionamento laterale. E ritorna il clinamen.