Tempo fa (il torrido 5 agosto di quest’anno), aprendo la posta, trovai un regalo – uno dei tanti – di Monia.
Si trattava di un dizionario etimologico. Monia mi chiedeva quale, tra quelle elencate, fosse la mia parola preferita. Io decisi di sceglierne una per ogni lettera che trovai. Eccole.

Atomo Bivio Caos Cosmo Dinamica Entusiasmo Fiaba Genere Ispirazione Labirinto Merenda Nucleo Oceano Persona Quaderno Rombo Sostanza Tattica Utopia Valico Zero

Ricordi quando la maestra ci dava alcune parole e noi dovevamo costruire una storia di senso compiuto che le contenesse? Questa è una replica di quel simpatico e divertentissimo esercizio. Forse manca di un po’ di senso compiuto, ma pazienza.

“Ed ecco che mi trovo a un bivio, sottile e palpabile, una vena che pulsa inchiostro e porporina a profusione. Come da piccola, quando passavo ore a leggere le parole sul dizionario, contenta di avere quel tesoro a mia disposizione. Sfogliavo con gusto le pagine di carta liscia e finissima, ali di farfalla, a ricordarmi la delicatezza sfrontata di tutti quei termini. Che non ci portano al termine di nulla. Semmai, ci iniziano a qualcosa di imprevedibile, sacerdoti sibillini del nostro futuro.

Le parole, già scritte, aspettano che l’occhio le raccolga. Aspettano e scavano. Creando cunicoli di significati, che si perdono nel caos dei giorni e delle notti passati nel mutismo. Un labirinto oscuro e spaventoso, di cui non conosco l’uscita. Per caso, qualcuno può aiutarmi a trovarla? Che non sia un’utopia, però, perché l’utopia ti si attacca alle dita che nemmeno il miele è così viscoso. E non la riesci a lavare via, qualche traccia rimane sulle dita e macchia la tastiera e il quaderno. Per ricordarti dove sei.

Appiccicose tracce di te lungo un sentiero che si perde tra i nodi fino a scomparire. E tu, resti lì come un atomo che ha appena scoperto che atomo non è, perché in frantumi. Sparso ovunque nell’oceano delle tue peggiori esperienze, un mare il cui rombo sordo e costante può arrivare a farti perdere la ragione. Un richiamo di sirena cupo e terribile, che arriva al nucleo. Per fondersi insieme a lui e diventare ispirazione.

trafitto sono, trapassato dal futuro
cerco una persona che mi sia di cuscino
fragili desideri fragili desideri
a volte indispensabili
a volte no

Nella dinamica dell’esistenza, riparto di continuo cercando una fiaba che sia solo mia.

Tattica strategia abnegazione forza
ho il vuoto nella testa

E con questo vuoto, gioco come si gioca con le bolle di sapone, riempiendo la piazza di coriandoli molli e pronti ad esplodere in uno scintillio che sa di amaro.
Mangio parole per merenda e mi accoccolo tra le pieghe dell’immaginazione. Non è sempre comodo, alle volte mi scortico contro le pareti strette, ma mi lascio spremere via la sostanza della scrittura in preda a un entusiasmo folle di bambino in attesa del regalo.

Che genere di persona sono? Che cosa sto diventando?
Non lo so. Non ha molta importanza saperlo, molto di più esserlo.
Nella calma dell’osservazione notturna, intravedo un valico. Che mi porterà dallo zero alla perfezione del cosmo.”

[Immagine: Wikipedia]