emma frignani

Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas.

Fiori d'acciaio: una riflessione sul racconto romance di Alessia Savi

Fiori d’acciaio di Alessia Savi: una riflessione

Siamo diventati adulti, ci siamo rassegnati a perdere.

Questo post contiene spoiler.
Ne consiglio la lettura soltanto dopo aver letto Fiori d’acciaio, oppure no?

Tutto ebbe inizio il 31 luglio 2015. Il mio compagno ed io eravamo appena partiti per le ferie, stressati e felici. Ci fermammo a Vasto per un paio di giorni, per poi ripartire alla ricerca di un campeggio sul mare.

La prima notte la passai in bianco, al contrario di Mattia, che aveva guidato per l’intero tragitto e, dopo una bella cena e una passeggiata nel suggestivo paese di Vasto, si lasciò andare a un sonno ristoratore, calmo e finalmente rilassato.
Io ero talmente emozionata dalla situazione che faticavo a prendere sonno, ma non me ne preoccupai, anzi, colsi l’occasione per coltivare una passione, cui troppe volte ho rinunciato, ma che intendo d’ora in poi nutrire con la massima cura: la lettura.

Potevo non dormire, non avrei avuto impegni il giorno dopo: niente scadenze, niente pianificazioni, niente, se non la possibilità di passeggiare e prendere il sole in riva al mare.

Non ricordo come avvenne che mi ritrovai a tardo pomeriggio sul sito di Alessia e, affascinata dalla sua presentazione e dal teschio bovino incoronato di fiori e piume che ci accoglie appena entrati nel suo mondo, mi immersi nella lettura di un capitolo di Fiori d’acciaio, “Lagrimosa“. Rammento ancora l’amaro riempirmi la bocca, una sensazione fortissima d’immedesimazione e la voglia di andarmene di lì.
La notte, mi sorpresi insonne a pensare a quel che avevo letto. Era davvero sconvolgente. Ripresi la lettura, partendo stavolta dal primo capitolo. Mi parve di essere dentro a una bolla. Che scoppiò troppo presto, facendomi tornare alla realtà. Avevo finito i capitoli, che Alessia pubblicava ogni mercoledì, se non ricordo male. Rimasi impietrita dal suo stile, tagliente come una lama, come il titolo stesso del libro, evocativo e per nulla rassicurante.

Alessia racconta di un gruppo di amici che si affacciano all’età adulta. Portandosi dietro i postumi di troppe incertezze, di una codardia travestita, a volte, da eccessiva sensibilità. Mentre alcuni tra i personaggi non sembrano maturare, ma soltanto attraversare il tempo che trascorre inesorabile, incatramando le loro vite sempre più a fondo, altri crescono dolorosamente, germogli che cercano la luce del sole da sotto una terra resa impenetrabile da una siccità troppo lunga.
Generosità, abnegazione, egoismo cieco, disincanto e ingenuità si alternano, lanciandosi i personaggi in un continuo gioco di destini incrociati dal caso e da un vago —ma tenace— desiderio di felicità.

Fin dall’inizio, veniamo risucchiati nella vicenda con la violenza di un ciclone.
Amore e morte si baciano già nel primo capitolo, entrambi funamboli sullo stesso filo traballante. Il sogno e la realtà cozzano in un impatto devastante, che non lascia superstiti, ma solo ombre.

Ho amato molto la struttura, che vorrei utilizzare (solo se Alessia me ne darà il permesso) per testarne le potenzialità e, soprattutto, perché me ne sono innamorata: ventisette capitoli, tre colori —bianco, rosso e nero—, nove capitoli per ogni colore in un brulicare di sentimenti estremi, freschi fino a bruciare il palato.
Dove il colore rimanda a un oggetto e l’oggetto a un ricordo, a una sensazione, a una mancanza.

Ho amato allo stesso modo i personaggi, incatenati ai loro destini e caratterizzati da un’umanità autentica e, proprio per questo, sfumata e contraddittoria.
Delicati e stronzi, vigliacchi e audaci, vittime e carnefici, come lo sono le persone, soprattutto quando si trovano sulla soglia dell’età adulta, ma conservano intatta la rabbia tipica della giovinezza.

E, come le persone, alcuni li ho amati e li vorrei come amici, altri invece mi fanno imbestialire.

Arrivata alla fine della vicenda, mi sono sentita abbandonata.
Ecco in sintesi cosa mi ha regalato Fiori d’acciaio.
E voi, come avete vissuto la lettura di questa storia?

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2 Comments

  1. Margherita

    Non sono riuscita a seguire il consiglio in apertura….ora non posso non leggerlo, dopo la tua mirabile e appassionata presentazione 🙂 grazie Emma!

  2. Margherita, le tue parole mi emozionano! Ho volutamente scritto un post basato più sulle mie sensazioni che sulla trama. Del resto, non era certo mia intenzione fare un riassunto del racconto, ma piuttosto esprimere i miei sentimenti a riguardo e, magari, invogliare alla sua lettura.
    Penso proprio che ti potrà piacere cara Margherita. Poi, spero che mi racconterai le tue impressioni 🙂

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