Oggi compio 38 anni.
È autunno inoltrato, buio, freddo. Sto invecchiando e, in genere, questo è un processo irreversibile e sgradito agli essere umani, per lo più mortali.

Eppure, sono felice come una bambina.
È tutto il giorno che ricevo messaggi di auguri. E non mi stanco di ringraziare.
Forse, l’atto stesso di ringraziare, produce una scarica ininterrotta di benessere.

Non ho lavorato molto oggi, con tutti quei messaggi, la chiamata dei miei genitori, l’umore felice e calmo al tempo stesso, una sensazione diffusa di leggerezza, di ampiezza, che mi ha lasciata riposare in una sorta di bolla iridescente.

Uno sguardo interiore che si adagia sopra un panorama sconfinato, liquido e denso, gravido di colori, immagini, parole, percezioni, suoni e odori. Lì, da qualche parte nell’immensità di questo spazio, non sempre in bella vista, talvolta nascosta, ci sono io. Sono ferma e felice. Ascolto l’acqua scendere sul mio collo e sulla mia schiena. E ora, nonostante le brutture e la tristezza, gli errori e la rabbia, tutto quello che mi fa piangere, mi sento felice. E so per certo che è questa la via delle possibilità. E del cambiamento.

Grazie.