emma frignani

Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas.

Sono frastornata. Dal rumore molesto che faccio con tutto questo cianciare. E allora agguanto un libro per trovare pace.

Guardare le parole

Sono frastornata. Dal rumore molesto che faccio con tutto questo cianciare.
Agguanto un libro, non è a caso. Niente è per caso nella piccola libreria che staziona rassicurante di fianco alla mia postazione. Solo libri che vorrei leggere, libri che ho letto ma non so staccarmene, manuali sempre utili e sempre sfogliati, le mie poesie che non riesco a riaprire e i libri-àncora.

Prendo un libro-àncora. È “Marmo” di Silvia Bre.
Ce l’ho da tanti anni e l’ho ritrovato dopo bufere emotive importanti.
Chissà perché.
Guardo la copertina. È macchiata. Sembra una goccia di caffè che si è voluta uccidere sopra le sue parole. Non so se sono stata io, ma temo di sì. Non ricordo di aver mai prestato questo libro a nessuno. Pazienza (per fortuna, ne ho accumulata un po’ nei miei confronti ultimamente).

Leggo la poesia sulla copertina. Piango un momento.
Giusto per idratare gli occhi e prepararli alla lettura.
Apro a caso.
La poesia mi era già piaciuta, ho incorniciato a matita una strofa intera.
E segnato a fianco la successiva. Un segno di matita netto, deciso. Una sorta di tacca per ricordarmi di quanto importante fosse quel piccolo scrigno di parole.

Basta guardare come fanno le parole
nelle loro distanze siderali,
che misure mantengono,
con che suoni perduti si contendono
lo spalancarsi dell’universo muto –
una ricchezza come s’addice ai poveri:
in mancanza di tutto.

Basta vedere le cose come sono
per supporre variazioni clamorose:
nel colpo d’ala, nel cerchio un po’ più largo
l’aquila prende tempo e lo rende cristallo,
ricava minuziosa dal reale
l’immenso giacimento del possibile,
di questo sempre possibile cantare,
senza mirare a nulla che non sia
sé stessa più profondamente.

[Silvia Bre, brano tratto dalla poesia “L’attimo intorno”, in “Marmo”, Torino, Einaudi, 2007]

Mi sento meglio.
Quel libro rimane lì, aperto e silenzioso a guardarmi.
È piccolo, bianco e pieno di parole appuntite. Estremamente precise.
Ne sono affascinata. Ho sempre saputo che le parole hanno un potere immenso.
Ma sentirle avvinghiarsi alle viscere, entrare dentro di me con la forza di un tifone, appoggiarsi lievi alle pareti della mia testa, ha sempre un effetto strabiliante.

[Photo credit: Pexels]

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2 Comments

  1. In poesia le parole riescono a esprimere meglio la loro potenza. Questa poesia in particolare è molto bella. Grazie di avercela offerta! 🙂

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