emma frignani

Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas.

Affrontare l'assenza di ispirazione nella scrittura

Ispirazione e scrittura: il tarlo del vuoto

Scrivi ogni giorno.
Pare facile. A me non sembra così semplice e fluido e non perché non abbia opinioni o idee, ma mi pare di trovarmi in un nucleo liquido e indistinto dove risulta impossibile afferrare anche un solo piccolo pensiero, una sorta di amo cui aggrapparsi per cominciare. 
Leggo alla ricerca di un’ispirazione. Navigo per ore, leggo ancora, mi soffermo a guardare immagini, infografiche e fotografie. Mi cimento nello studio di strumenti utili di cui non conosco ancora tutte le potenzialità.

Ma il tarlo del vuoto continua a rodermi. Lo sento masticare. Mi deconcentra e, sì, mi fa incazzare. Perché non esci maledetto? Fatti vedere. Fatti seppellire dai milioni di vocaboli e pensieri embrionali appoggiati alla rinfusa su un ripiano del mio cervello. Dimenticati lì. Ammuffiti e ormai grigi di vecchiezza. Rammaricati di non essermi utili. No, non siete voi. È la mia ansia da prestazione che vi tiene incatenati in una sorta di astiosa immobilità.

Forse però posso trovare una via d’uscita da questa  tela vischiosa e tentare strade curiose e all’apparenza frivole, sperimentare, come fa Alice per arrivare alla scoperta della se stessa che desidera essereCome di consueto, un brivido mi scuote all’idea di non avere il pieno controllo della situazione. Bene, se non posso eliminarlo, sarà opportuno che me lo faccia amico, quel tremito d’angoscia che lascia le mani inerti sulla tastiera, in attesa rassegnata.

Il lampo sinaptico arriva quando meno te lo aspetti, e soprattutto, quando non lo stai cercando. Ma sta a te vederlo e sfruttarne la luce senza restarne accecato. Ciò non significa che si debba vivere aspettando apatici la cosiddetta ispirazione perché non arriverà, e, se anche fosse, è necessario essere pronti a riceverla come un ospite d’onore.
Intanto, cercando e lanciando anatemi al tarlo, eccomi di nuovo qui.

E voi, quando lo sentite masticare e non riuscite a zittirlo, come reagite al tarlo del vuoto?

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6 Comments

  1. Se sento il tarlo del vuoto e passo ore a cercare l’ispirazione, stacco il wi-fi.
    In realtà non lo stacco, perché il solo pensiero di doverlo staccare mi incoraggia a darmi una mossa e mi costringe a concentrarmi e produrre 🙂

    • Ciao Lisa.
      Ho sorriso leggendo il tuo breve ma corposo commento: già solo l’idea di doversi staccare può costituire una spinta a cercare la concentrazione e a farne una scultura compiuta.
      Ottima indicazione, di comprovata utilità: funziona 🙂
      Grazie Lisa!

  2. Fino a qualche tempo fa lo combattevo leggendo e lasciando passare almeno un giorno.
    Oggi, mi sono abbandonata… e remo contro corrente

    • Ciao Giuse!
      Di primo acchito, leggo un paradosso nel tuo abbandonarti e remare contro corrente al contempo.
      Interessante spunto di riflessione.

      Resta un punto fermo l’atteggiamento combattivo che mostri, prima leggendo, oggi remando 🙂
      Grazie!

1 Pingback

  1. paura di scrivere

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