emma frignani

Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas.

Lettera alla Emma di vent’anni fa.

Lettera a una giovane Emma

Ringrazio Alessia per avermi suggerito questo prompt in suo bell’articolo che parla di racconto epistolare e letter journaling.
Quella che segue è una lettera alla Emma di vent’anni fa. 

Emma cara,
so che ti sarò già antipatica per il “cara”, ma sai cosa ti dico?
Me ne infischio.
E sai perché?
Perché ho molti anni più di te e so che tu non pensavi nemmeno di arrivarci alla mia età. Per cui non mi interessa quel tuo odio striminzito che ti porti dentro e rivolgi ora qui, ora là, ma che è tutto per te stessa.

La vita che sto vivendo tu non la puoi neanche immaginare, nonostante la tua fervida immaginazione. Che è rimasta intatta, puoi stare tranquilla.
Anzi, a dir la verità, è cresciuta insieme a te per arrivare a me ripulita da tutto quel dolore che ora è un tuo compagno inseparabile.
Tanto da farti credere di essere parte fondamentale della tua identità.

Perché il bene è così banale, vero Emma?
È stucchevole e pieno di pizzi. È falso e affettato.
Come quelle persone sempre sorridenti e felici che sanno tanto di ipocrisia.
Ma non è necessariamente così.
Alcune di quelle persone, poche, pochissime, sono autenticamente felici.
Questo non significa che non conoscano il male. Spesso, la loro aura di gioia scaturisce proprio da una consapevolezza acuta del dolore.
Una certa cognizione del dolore può portarti più lontano di quanto pensi.

Io che ti dico queste cose?
Che schifo.
Invece scoprirai a tue spese che è proprio così.
La tua vita non sarà facile. Attraverserai periodi difficili, momenti in cui sentirai tutto quanto il peso del mondo sulle tue spalle. Momenti in cui ti sentirai una nullità, un buco nero freddo e senza uscita. Ma tu questo già lo sai, o, almeno, sei convinta di saperlo.

Bene, ma questo no: toccherai la morte con mano, ti prenderà per i capelli per permetterti di scoprire che la tua vita vale. E molto.
E può valere persino per te, anche se ora non lo sai.
Non lo senti.

Chissà cosa stai pensando mentre leggi le mie parole?
Ti vedo nella tua cameretta intenta a stilare il tuo diario in religiosa solitudine.
O in biblioteca, a studiare testi di filosofi morti mentre pensi alla stupidità della gente. O a quel ragazzo che ti fa dannare ma tu non riesci a smettere di pensarci.
Il tuo diario, che ogni giorno inizia con un promettente “Che giorno di merda”.
Ti vedo mentre addenti le giornate e senti in bocca il sapore amaro della sconfitta.

E ti vedo mentre cerchi a tutti i costi di compiacere tutti.
Mentre vivi schiacciata dai sensi di colpa, dalle aspettative.
Sei forte, molto più forte di quanto credi. E non hai bisogno di trattarti di merda e di comportarti male per farti valere. Ma tu questo non lo sai. Il tuo atteggiamento è solo una corazza. È il tuo unico modo per affrontare la vita.

E allora usala questa corazza. Voglio dirti una cosa che nessuno ti ha mai detto:
sii esattamente come sei. Sii esattamente la Emma incazzosa e dall’animo tormentato che sei. E sai perché ti dico questo?
Perché quella Emma che lottava contro tutto e tutti mi ha portato fin qui.
Mi ha portato Mattia, mio marito, mi ha portato a ritrovare i miei genitori, mio fratello e addirittura mio zio. Mi ha portato a conoscere profondamente il dolore e a risalire la china per godere finalmente della luce del sole.
Ti dirò un’altra cosa che ti suonerà bizzarra: grazie.

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10 Comments

  1. emanuela

    Grazie.
    Di cuore….

    • Grazie a te Manu!
      La fatica di scrivere, perché a volte è una vera fatica, viene ampiamente ripagata dalla presenza di persone come te, che mi sostengono e accolgono le mie parole.

  2. Pali

    Stupenda.emozionante.grazie

  3. Anna

    Bella Emma, grazie, mi sono emozionata. Ho trovato la lettera vera, asciutta ma dolce, compassionevole ma onesta.

    • Ciao Anna!
      Anche io mi sono emozionata a scriverla, infatti ci ho messo un po’ e non ero nemmeno sicura di volerla pubblicare. Ha vinto la mia urgenza di condividere qualcosa di importante (per me)

  4. Rosalia Pucci

    Bellissima riflessione, molto profonda

    • Sono una minatrice, scavo scavo per trovare me stessa. E comprendere cosa muove l’essere umano.

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