emma frignani

Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas.

Il multipotenziale all’alba del terzo millennio

I worried that I was afraid of commitment, or that I was scattered, or that I was self-sabotaging, afraid of my own success.*

Leggendo un post di Raffaele Gaito, mi è subito venuto in mente, da brava multipotenziale, un articolo di Gloria, cui ha fatto seguito un mio post sullo stesso tema, la capacità di concentrazione in relazione al multitasking.

Mi sono spesso sentita a disagio per questa mia attitudine, come se fossi stata sbagliata, superficiale e senza una vera passione. Eppure, quando mi immergo in una cosa, la faccio al meglio delle mie possibilità, perché mi entusiasmo e perché mi piace lavorare così. Al meglio di quello che posso dare con le mie conoscenze e con la mia capacità di fare abbinamenti (forse improbabili, ma alle volte davvero interessanti).

You have to choose.*

Parlando della mia esperienza personale degli ultimi tre anni, devo ammettere che, superato il gradino che mi impediva di esporre pubblicamente il mio pensiero, ho notato che amo scrivere storie. Amo soprattutto inventare storie: non racconto bugie, piuttosto, creo un mondo che non esiste se non nella mia mente finché non lo lascio andare. Finché non gli do una forma. In quel momento, il mondo si può arricchire di abitanti e prendere vita. Questo mi piace fare, quindi posso dire di avere una passione.

Ma si tratta di una passione trasversale per sua stessa natura.
Tutto può servire come spunto, perché tutto nella mia testa si collega secondo le mie conoscenze passate e presenti, secondo le esperienze che ho vissuto, secondo le sensazioni che mi colgono di sorpresa nei momenti più inaspettati. Serendipità, la gioia di fare inaspettate scoperte?
È osservazione. È ascolto. È accoglienza.

Accogliere gli stimoli e trasformarli grazie al caleidoscopio del proprio sentire. Appassionarsi sempre, meravigliarsi di tutto. Con occhi e mente nuovi.

Negli ultimi tempi, trovo rilassante e costruttivo fare lunghe passeggiate rimanendo vigile e presente a quello che la città e le persone mi offrono senza saperlo. E così, mi muovo in mezzo alle strade come un alieno, felice d’incontrare un bebè che mi fa ciao con la sua minuscola mano, un’anziana che mi guarda sospettosa e si scioglie quando le regalo un sorriso, un cane che mi annusa e si lascia accarezzare.
Tornata a casa, mi sento piena e soddisfatta. L’odore di erba tagliata mescolato a quello di asfalto nuovo, la polvere sulle mie scarpe, i suoni rimasti sul fondo delle orecchie. Le gambe più forti. Le parole non dette, incise nella mia memoria.

Emilie Wapnick, dal cui discorso ho tratto le citazioni presenti in questo articolo, sottolinea con grande simpatia e leggerezza, i tre “superpoteri”, così definiti anche da Raffaele,  che ce ne offre un’accurata descrizione.

Questo video, nella sua disarmante semplicità, ci spiega senza fronzoli come la scelta sia una questione culturale. Il fatto che scegliere sia considerato non solo necessario, ma doveroso, in quanto segnerebbe l’ingresso nel mondo adulto, fatto di responsabilità, è un valore che ci viene instillato fin da piccoli.
Ma perché dobbiamo scegliere a tutti i costi?

Ogni giorno di più, mi rendo conto che il mio mestiere mi richiede e mi consente di spaziare tra ambiti davvero lontani tra di loro, per conoscere i quali ho bisogno di studiare sporte di argomenti assortiti. E devo studiare sempre, per acquisire nozioni che possano tradursi in lavoro. Non posso soltanto saper scrivere. Questo è il primo, fondamentale e imprescindibile passo, ma da solo non è sufficiente.
Per far bene il mio lavoro, occorre che sia in grado di mettermi nei panni dei miei clienti. E dei loro clienti. Insomma, bisogna che abbia una visione d’insieme e, al tempo, stesso dei particolari.

Innovation happens at the intersections. That’s where the new ideas come from. And multipotentialites, with all of their backgrounds, are able to access a lot of these points of intersection.*

È chiaro allora che, se dalle intersezioni germoglia l’innovazione, sarà dalla mescolanza all’interno dello stesso team di specialisti e multipotenziali che otterremo i migliori risultati.

E voi, vi sentite multipotenziali o specialisti?

* cit. dal TED talk di Emilie Wapnick
[Photo credit: Alice nel Paese delle Meraviglie, il film Disney del 1951]

Previous

Adotta1Blogger perché…

Next

Lo strappo

5 Comments

  1. Brava, hai fatto una descrizione precisa di come si riesca a lavorare bene, facendo interconnessioni. Focalizzandosi solo su un aspetto, secondo me, non si riesce ad inquadrare bene ogni questione di qualunque genere possa essere. Avere interessi diversi crea opportunità che, diversamente, non potremmo neanche percepire.

    • Ciao Susanna, grazie per essere passata a trovarmi.
      Per avere una visione d’insieme, occorrono la giusta distanza e il confronto.
      Altrimenti, rischiamo di vedere una realtà piatta e bianca come un A4 appena uscito dalla risma.

  2. Anche io sono una donna “multipotenziale”? Me lo chiedo a volte. Avevo letto l’articolo di Gloria su questo argomento, e ora che me lo riproponi tu ci rifletto di nuovo… Ora che sono all’intersezione di una serie di cose, progetti, lavori e passioni che ho portato avanti da qualche anno, con la sensazione di disperdere energie e di non aver scelto, alla fine. E invece ho scelto. Ho scelto di studiare cose diverse, da diverse prospettive, per arrivare quindi ad avere una competenza multidimensionale. Credo che ci sia bisogno di persone che, come te, riescono ad avere una visione d’insieme ampia e globale, non affette da quella che in inglese si chiama “tunnel vision”, la visione iper-specializzata ma incapace di percepire le interconnessioni e i legami fra elementi. Grazie della bella riflessione!

    • Ciao Carmen, che piacere tu sia passata di qua. Grazie!

      Ti sei già risposta alla domanda «Anche io sono una donna “multipotenziale”?»:

      «Ho scelto di studiare cose diverse, da diverse prospettive, per arrivare quindi ad avere una competenza multidimensionale.»

      Anche la specializzazione è assai importante, ma riuscire a connettere, ad ascoltare il sottofondo, a vedere la trama nascosta, costituisce senza dubbio una capacità di immenso valore. Per tutti, specialisti e multipotenziali.

Lascia un commento

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén