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emma frignani

Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas.

Il mio Paese dei balocchi è #adotta1blogger.

Il mio paese dei balocchi

paese dei balocchi

loc.s.m. CO luogo immaginario in cui si vive in una situazione di incondizionata libertà e di eterno divertimento, con riferimento al paese fantastico presente ne “Le avventure di Pinocchio” di Carlo Collodi.

 

Incondizionata libertà ed eterno divertimento?
Presto, andiamo!

Ognuno ha il diritto di avere il proprio paese dei balocchi, e chi ancora non l’avesse, è bene che se ne procuri uno al più presto. Essere liberi e divertirsi, essere liberi di divertirsi, divertirsi di essere liberi, sono condizioni importanti per il raggiungimento della felicità. Ne “Le avventure di Pinocchio” di Collodi, il paese dei balocchi assume una connotazione negativa e di pericolo, perché, dietro un falso divertimento, nasconde sfruttamento, avidità e disperazione, senza contare la temibile febbre del somaro.

Con questo post, voglio attribuire a questa espressione una connotazione meno moralistica e più natalizia, se vogliamo.
Divertirsi non è immorale, non è sbagliato, non è una perdita di tempo. Divertirsi è un diritto di ogni individuo; volevo scrivere “diritto-dovere”, ma credo che la sfera dell’obbligo metterebbe in ombra, se non in cattiva luce, il concetto stesso di divertimento, che rimanda a una croccante idea di libertà di fare quello che vogliamo e libertà da qualsivoglia vincolo possa trattenerci.

Pensiamo un momento all’etimologia di questa parola tanto familiare: il divertimento si riferisce letteralmente alla distrazione da qualcosa, tanto che anticamente significava “allontanamento”; “divertire” stava per “volgere altrove”, allontanare, deviare rispetto a qualcosa. Proprio da tale origine, scaturisce il significato attuale del termine, che rimanda a qualsiasi attività sia d’aiuto nel distrarre il cuore dagli affanni e la mente dalle preoccupazioni, fino ad arrivare al concetto, non più riferito ad un evitamento, quanto piuttosto ad una ricerca attiva, di piacere.

Ed è proprio al piacere che volevo arrivare. Il piacere è forse tra i motori più potenti che abbiamo a disposizione per motivarci, ma è spesso vittima di equivoci ed associato al male, al peccato. Non va d’accordo con serietà, disciplina e dedizione, e ne è anzi nemico giurato. Ma chi lo dice?
Questo dualismo è talmente radicato nella nostra cultura che non ci rendiamo conto della sfumatura negativa che diamo a concetti come “divertimento” e “piacere”, quando, al contrario, essi rappresentano una fonte inesauribile alla quale attingere per migliorarsi e dare il massimo di cui siamo capaci.

Ho riflettuto a lungo su questo tema e sono giunta alla conclusione che non riuscirei a fare quello che faccio quotidianamente e per gran parte della giornata se non mi divertissi nel farlo. Non lo farei di certo come lo sto facendo. Mi viene in mente la classica frase “prima il dovere, poi il piacere” e penso alla caparbietà con la quale tendiamo a separare invece che unire, laddove sarebbe molto più produttivo e soddisfacente fondere dimensioni in apparenza contrapposte, come la professione e lo spasso.

Io amo il mio lavoro, amo ciò che faccio e il percorso che ho intrapreso finora è la dimostrazione del mio amore. Divertirsi è la chiave del successo.
Con questo, non intendo di certo sostenere che il cammino sia in discesa, o che non siano necessari sacrifici, costanza e disciplina, ottimi e indispensabili compagni di viaggio. Sono però convinta che il fulcro verso cui tutti questi strumenti convergono sia il piacere, la soddisfazione che si prova nel raggiungere i propri obiettivi. Nel guardare indietro, osservando i progressi, gli errori, le battute d’arresto, i fuochi di paglia, la scala in tutta la sua lunghezza e poter dire «Ce l’ho fatta, sono arrivata fin qui». Voltarsi e riprendere la salita più motivati che mai.

Ecco perché, chiacchierando con Paola, madre del progetto #adotta1blogger, mi è venuto spontaneo riferirmi alla comunità di #adotta1blogger come al mio paese dei balocchi: entro nella pagina Facebook del gruppo come Alice in Wonderland, colma di uno stupore sorridente, incuriosita e attenta. Pronta a raccogliere fiori inaspettati, dipingendo rose bianche e prendendo il tè insieme al cappellaio.

Il Cappellaio Matto: C’è un posto che non ha eguali sulla terra…
Questo luogo è un luogo unico al mondo, una terra colma di meraviglie mistero e pericolo.
Si dice che per sopravvivere qui bisogna essere matti come un cappellaio.
E per fortuna… io lo sono.*
 E con questa citazione, non mi resta che augurarvi un magnifico 2016.

 

 

 

 

* frase tratta dal film Alice in Wonderland.

[Photo credit: Pinocchio, film prodotto dalla Disney]

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4 Comments

  1. Buon anno e buon divertimento lavorando a ciò che ci piace.

  2. Mi è partito il commento uff non era finito. Volevo dirti adottato. #adotta1blogger

  3. Bellissimo articolo! E’ in sostanza quello che sostengo da decenni, forse fin da quando ero bambina. Anche nel mio blog mi diverto e non mi prendo troppo sul serio, nonostante abbia degli obiettivi e una mia originale missione nella mente ehehe! 😀 E’ un piacere fare la tua scoperta e grazie di aver partecipato all’evento su Fb così ho avuto modo di conoscerti…!!!
    Mi sono iscritta al tuo blog, a presto…
    Mary

    • Ciao Mary, che sorpresa la tua visita, grazie 🙂 La leggerezza, il divertimento e l’ironia aiutano a mantenere i piedi ben piantati a terra; ma, al contempo, ci permettono di volare, in cerca di punti di vista altri, di nuove prospettive. Quindi, ben vengano. La nostra personale missione non verrà intaccata dal piacere che proviamo nell’avvicinarci allo scopo, o anche solo nell’intravederlo, nascosto tra le fronde delle nostre paure. Condivido con te la gioia dell’incontro e ti ringrazio per esserti iscritta al mio blog 😀

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