Se si parte dal presupposto che, come asseriva il buon Wittgenstein, “quanto può dirsi, si può dir chiaro; e su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere” sia vero, allora è bene soffermarsi e riflettere. Riflettersi nello specchio delle proprie intenzioni e dirimere le controversie interiori per fare emergere infine il sottile filamento che le unisce in una ragnatela più ampia.

Quale luogo migliore di un blog per parlare di ragnatela? O, se vogliamo, di rete, con la quale pescare idee e stimoli di ogni tipo e per ogni palato. In questa vastissima landa si trovano certamente quantità imbarazzanti di junk food, colorato e tossico anche se all’apparenza accattivante, ma di traverso, nella παρέγκλισις (o clinamen) del web, tra i link, nelle citazioni, nei piccoli cinguettii e nascosti tra le pieghe delle pagine virtuali si possono scoprire nidi che custodiscono uova Fabergé.

Invece che da intarsi d’oro, sono avvolte da spirali di parole e ingioiellate da vocaboli nuovi o ritrovati. La forma e la sostanza gareggiano e trovano in questi spazi un equilibrio paradossale, sempre in bilico tra privato e pubblico, interno ed esterno, autoreferenzialità e condivisione, funamboli tra la banalità e l’oltrescrittura.

 

[The Coronation Egg, 1897, Picture: Copyright Fabergé Museum in St. Petersburg & The Link of Times Foundation]