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emma frignani

Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas.

Ricordi, parte 1. Racconto.

Ricordi, parte 1

Ricordi.
Un’ondata straziante, un fiume in piena di memorie casuali.
Accasciata sullo sgabello, immobile, fissava il suo bicchiere ormai vuoto.
Non sentiva il vociare dei ragazzi che festeggiavano un esame brindando e ridendo ad alta voce.

Erano tanti i ricordi che la sua mente non riusciva a contenerli tutti.

Due/tre anni: salsedine, vento, sole. Spiaggia gremita. Giocava con il suo secchiello e le biglie. Con la paletta, scavava tunnel e li riempiva d’acqua.
Arrivò suo fratello, di tre anni più grande: schiacciò il castello e ruppe gli argini del tunnel più grande. Una rabbia dolorosa le salì in gola. Si alzò e cominciò a colpire il fratello con la paletta finché la mamma non accorse per sedare la situazione.
In quell’occasione, vinse due biglie nuove di zecca.

Quattro anni: rigida, i capelli raccolti in un piccolo chignon alto, il body rosa carne e le scarpette abbinate, aspettava in apnea di cominciare. Era la sua prima lezione di danza classica. Le altre bambine erano intente a sistemarsi o a cantare qualche filastrocca, l’odore del parquet impregnava l’aria, le sbarre e gli specchi tutt’attorno luccicavano. Una bambina le si avvicinò brandendo un cono gelato la cui pallina rosa si stava squagliando sulla sua mano.
«Ciao, come ti chiami?»
«Ciao. Elga», non amava parlare con gli altri bambini. Si sentiva a disagio. Non sapeva perché, ma preferiva starsene per i fatti suoi e osservare le persone muoversi intorno a lei.
«Sei nuova, vero? Non ti ho mai visto prima.»
«Sì, mi sono appena iscritta.»
«Io sono al secondo anno! Se vuoi, posso insegnarti.»
«Aspetto la maestra.»
«Ah, io sono la preferita della maestra, sai?»
«Mm.»
Di fronte alla sua indifferenza, la bambina con il gelato se ne andò sbuffando.

Sei anni: primo giorno di scuola. Agitazione, pensieri confusi e una cartella nuova.
Non voleva entrare in classe, ma entrò insieme ad altri bambini. Si sedette di fianco a quella che sarebbe stata la sua migliore amica per tutto il corso delle elementari.
La maestra fece disegnare a tutta la classe l’ingresso della scuola. Lei disegnò un cancello degno di un palazzo reale, tutto arzigogoli e giallo.
Chissà che cosa vedeva.

Dieci anni: esame di quinta elementare. Aveva portato i suoi argomenti preferiti e una filastrocca che faceva così:

Filastrocca di primavera
più lungo è il giorno,
più dolce la sera.
Domani forse tra l’erbetta
spunterà la prima violetta.
O prima viola fresca e nuova
beato il primo che ti trova,
il tuo profumo gli dirà,
la primavera è giunta, è qua.
Gli altri signori non lo sanno
E ancora in inverno si crederanno:
magari persone di riguardo,
ma il loro calendario va in ritardo. 

Undici anni: primo amore. Mai confessato. Lui era un ragazzo di due anni più grande, bocciato due volte. Il tipico bulletto delle medie, arrogante e con l’aria da giovane assassino, indispensabile per seminare terrore e ammirazione tra i compagni di scuola e per indisporre e infastidire i professori. Anche senza motivo.
Marco, questo era il suo nome, le chiedeva sempre i compiti di francese, li copiava svogliatamente e glieli rendeva senza nemmeno ringraziarla, quasi gli fossero dovuti. Lei soffriva molto per questo, ma non riusciva a dire di no. Fino al giorno in cui lo vide baciare una di terza, che portava già il reggiseno e si tingeva i capelli di un biondo simile all’oro.

Tredici anni: abbandono della danza e scelta della nuova scuola. Era piuttosto indecisa, ma scelse l’istituto d’arte della sua città. Voleva coltivare la sua passione per il disegno. Leggere, sapeva farlo anche da sola. Ma per diventare brava a disegnare, aveva bisogno di studiare.

«Ehi, Elga, che fai, ti sei addormentata?», la risvegliò bruscamente Elli, la barista.
«Ehm, no, stavo solo ricordando», rispose a fil di voce, ancora rintronata dal salto improvviso nel presente.

 

[Immagine: E. Hopper, Automat, 1927]

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7 Comments

  1. Adriano

    Splendido. Non vedo l’ora di leggere il seguito e già questa prima parte mi ha concquistato fin dalle prime righe 🙂

  2. Adriano, che piacere leggere le tue parole! Dai che mi emoziono 🙂 Sono felice e motivatissima a scrivere il seguito e ora che leggo il tuo commento, ho vinto anche una bella spinta a procedere. A presto allora, con un’altra fetta dei ricordi di Elga.

  3. Adriano

    Emma ma io li adoro questo tipo di racconti 😀 Pure io tempo fa li facevo sulla falsariga di questo tuo, anche se i miei sono sempre stati racconti non mini ma micro ahahah

    Ripeto, mi ha preso tanto e attendo la seconda parte insieme alle altre che verranno 🙂

  4. Grazie…Una meraviglia, mi è piaciuto davvero molto. E mi piace Elga, soprattutto il nome. Attendo in un silenzio “caldo” di nuove emozioni…A presto, cara Emma.

  5. Pades

    Applauso.

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