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emma frignani

Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas.

Elga bambina e le benedizioni di Pasqua

Ricordi: la Pasqua

Aspettava con una certa agitazione.
Non è che amasse molto quel compito, ma non era riuscita a rifiutarsi.
D’altronde, come avrebbe potuto? Don Mauro le era affezionato e contava sul suo faccino pulito e innocente per conquistare il cuore – e qualche offerta – dei suoi parrocchiani.

E così, le aveva proposto di andare con lui a fare il giro delle benedizioni.
Non era difficile, doveva solo accompagnarlo durante i suoi giretti pomeridiani a benedire le case dei fedeli. Con la sua valigetta, che aveva un che di buffo in mano a quell’omone irsuto e odoroso, si spostava per le vie del paese tenendola per mano perché non andasse sotto un’improbabile auto.

Elga non sopportava quando don Mauro la abbracciava per via del suo odore forte e del suo viso così irregolare che sembrava montato da un bambino capriccioso. Ma non aveva avuto la forza di rifiutare l’incarico, perché segretamente sperava di guadagnarsi in quel modo l’ambito ruolo di chierichetta. Le piaceva l’idea di stare sull’altare durante la funzione. Vicinissima al crocefisso, a Gesù, che tanto aveva sofferto perché tutti quanti loro potessero vivere.

Che strano personaggio Gesù. Sentiva di volergli un gran bene, anche se non lo aveva conosciuto. In chiesa e a catechismo le raccontavano spesso storie che lo vedevano ignaro protagonista. E lei ne rimaneva affascinata, come quando suo padre le narrava di elfi e orchetti. Ma la storia di Gesù le pareva più crudele e triste. Aveva la sensazione che alla fine il Bene non vincesse, nonostante la storiella della resurrezione, che non la convinceva fino in fondo.

Si era messa a leggere la Bibbia per conto suo, perché voleva capire bene cosa succedeva in quella storia lunghissima. E, a tratti, un po’ noiosa. Scoprì che in né in chiesa né a catechismo le veniva raccontato tutto. Mentre camminavano in cerca del prossimo fedele da aspergere, prese coraggio e domandò a don Mauro:

«Don, come mai non raccontate tutte le storie che sono dentro la Bibbia?»
«Che strana domanda, Elga
«Ah, è che sto leggendo la Bibbia e ho visto delle storie che non avevo mai sentito a messa. Neanche la Sabrina ce le ha raccontate a catechismo. Perché?»
«Be’, non possiamo raccontare tutto. Abbiamo delle regole da seguire e delle storie che vanno spiegate più di altre. Ci atteniamo a un libro che ci dice cosa leggere.»
Elga rimase zitta, preda di un vago stupore. Si immaginò il misterioso libro che conteneva le istruzioni per i preti, grande e con i bordi dorati.

Mentre rimuginava silenziosa sulle fattezze del libro, arrivarono alla casa di una vecchia signora che abitava di fronte ai suoi nonni. Don Mauro suonò.
La signora Valda li fece entrare con sussiego. Era, insieme a un nutrito gruppetto di coetanee, una delle più attive fedeli della parrocchia. Elga ricordava il suo fervore nel recitare il rosario durante il mese di maggio, dedicato alla Madonna.

Dopo una breve chiacchierata di circostanza con don Mauro, le si rivolse con un sorriso avvizzito e si chinò per baciarla. Sapeva di polvere e chiuso, un misto di bambola di pezza e naftalina. Mentre don Mauro estraeva gli attrezzi per il rituale, la signora Valda offrì qualche cioccolatino a Elga, che ne scartò impaziente uno e se lo mise in bocca quasi di nascosto. Era vecchio. Decise di non sputarlo, non stava bene, ma ripose i restanti relitti di cioccolata nella tasca della giacca per non offendere l’anziana, che continuava a fissarla.

«Hai gli occhi di tua nonna, cara bambina!»
«Non è vero! La nonna ha gli occhi nocciola come mio fratello. Io ho gli occhi neri, nessuno nella mia famiglia li ha come i miei, forse solo il nonno.»
Il prete chiese un momento di raccoglimento e fece il suo spettacolo.

Mentre la riportava a casa, don Mauro non parlò, tutto immerso nei suoi pensieri da prete. Che pensieri poteva avere un prete? Elga lo osservava da sotto in su, senza farsi vedere. La sua manina nella mano immensa di quell’uomo di Dio. Sembravano le mani di un gigante. Ruvide e con dita come rami.
Arrivata davanti alla porta di casa, suonò il campanello. Don Mauro entrò insieme a lei per salutare la mamma. Elga le si attaccò al collo per baciarla, salutò il prete e se ne andò in camera sua a giocare.

[Photo credit: Pixabay]

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2 Comments

  1. Pades

    Meraviglioso.

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