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emma frignani

Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas.

Ricordi, parte2: racconto

Ricordi, parte 2

«Ehi, Elga, che fai, ti sei addormentata?», la scosse bruscamente Elli, la barista.
«Ehm, no, stavo solo ricordando», rispose a fil di voce, ancora rintronata dal salto improvviso nel presente.

Prese un altro bicchiere di vino e lo bevve d’un sorso.
«Un altro Elli, per favore.»
Elli la guardò curiosa, stava per farle una domanda quando un cliente attirò la sua attenzione con una richiesta.
“Grazie, mi hai salvata”, pensò sollevata Elga, che non riusciva a staccarsi dai suoi ricordi, accatastati in disordine nella sua testa come in un magazzino abbandonato.
Si immaginava la sua mente come un grande capannone pieno di manichini e cianfrusaglie appoggiate in ogni dove senza nesso né cura.
Forse, aveva bisogno di riordinare la sua vita passata per trovare un significato al suo presente, triste e grigio come una giornata invernale.

14 anni: prima superiore. Nuovi compagni e nuove compagne, ventidue individui che non conosceva: un problema per lei, solitaria e timida oltre ogni misura. Cercava di starsene in disparte e non farsi notare. E ci riusciva egregiamente, vista la sua corporatura ancora acerba e il suo modo di vestire, non certo alla moda.
Ascoltava le lezioni con grande attenzione e si applicava con zelo nello svolgere i compiti a casa. Amava in particolar modo la storia dell’arte, complice la sua insegnante, che raccontava, tra le altre cose affascinanti, aneddoti curiosi sulla vita privata degli artisti. E lei si ritrovava a fantasticare su quei personaggi del passato, così umani nella loro fragilità.

16 anni: prima sbronza colossale a una festa di classe. Stette attaccata al water tutta la notte. Rimase in punizione per un mese; come unica compagnia, lo sguardo attonito e pieno di biasimo della sua famiglia. Quell’azione ebbe conseguenze nefaste sul rapporto fraterno, incrinandolo per sempre.

17 anni:

Stati di agitazione stati di agitazione
Stati di agitazione in corpo e nella testa
Stati di agitazione tra le idee e sulla pelle

18 anni: diploma di maturità. Una soddisfazione corpulenta e quasi volgare. Uno schiaffo sulle facce supponenti dei compagni di classe e di alcuni insegnanti ottusi.
La scelta della facoltà: filosofia. A  scuola, aveva imparato quello che le serviva, ora poteva proseguire in autonomia, sfruttando la rete per fare ricerche, seguire corsi di disegno e pittura online e confrontarsi in gruppi di appassionati e professionisti.
Ora, sentiva l’urgenza di studiare il processo che genera il pensiero. Il ragionamento nelle sue pieghe più oscure e contorte. Mossa dal desiderio di analizzare e comprendere ciò che la circondava, decise di iscriversi a filosofia, sedotta dagli insegnamenti della sua professoressa all’istituto d’arte. Le era molto grata.

20 anni: una grave malattia la costrinse a ritardare di un anno l’iscrizione a filosofia. Oltre ad averne segnato il volto e il corpo per sempre. Era cambiata irrimediabilmente. Qualcosa, dentro i suoi meccanismi di umano, si era rotto in maniera brutale e irreversibile. Non parlò più. Per comunicare, scriveva, aiutata in questo dall’evoluzione della comunicazione digitale, che le permetteva di essere sempre in contatto con tutti.

22 anni: aborto, un’esperienza significativa che avrebbe aggiunto una cicatrice in rilievo sulla sua sensibilità, già prepotentemente provata dalla sfortuna.
Continuava nella sua battaglia all’oralità proseguendo nel mutismo forzato e cominciando una dieta che l’avrebbe portata vicina alla morte più della malattia che l’aveva sfigurata tempo prima. Non le importava. Non quando riusciva ancora a studiare. Del resto, non le era rimasto altro. Aveva lasciato quel mollusco che l’aveva messa incinta per sbaglio, lasciandola poi sola ad affrontare l’iter dell’interruzione volontaria di gravidanza. Non usciva più. Aveva abbandonato il gruppo con cui si trovava di tanto in tanto a suonare.
Non le importava.

25 anni: cambio di città. Pianificò tutto con precisione certosina e partì in solitaria per la sua nuova casa. Finalmente lontana da tutto e da tutti. Finalmente, in silenzio anche fuori da sé. Ad ammirare l’orizzonte nudo e sferzato dal vento gelido del Mare del Nord.
Cominciò il suo primo romanzo, che portò a termine due anni dopo, tra un ricovero e l’altro. Riuscì a non morire di fame, ma era solo una questione di autocontrollo.
La pubblicazione si rivelò inaspettatamente un successo. Ed era molto più soddisfacente di qualsiasi cibo.

35 anni: ritorno a casa. Aveva esaurito il suo scopo; ora, poteva tornare alle radici e accoccolarcisi sopra come un gatto pigro. Sembrava più vecchia della sua età, la malattia l’aveva consumata. Insieme al vento, che le aveva levigato lo sguardo.
Acquistò una piccola casa con giardino interno nel centro storico della sua città natale, un suo sogno da sempre. Si sentiva stanca e aveva bisogno di riprendersi da quei dieci anni di isolamento e scrittura silenziosa.
A volte, le sembrava di aver vissuto troppo a lungo.

[Immagine: E. Hopper, New York Movie, 1939]

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8 Comments

  1. Adriano

    Commovente Emma, davvero. La cronologia della protagonista, il dolore passato, la solitudine e poi il riprendere sé stessa dopo il successo meritato nella scrittura, lo stesso successo che auguro anche a te.

    • Adriano caro, mi commuovo anch’io leggendo quello che mi scrivi!

      La parabola di Elga sta prendendo la struttura del paradigma di tante persone. Alcune incontrate nella vita, altre nei libri e nei film. C’è, dentro Elga, un po’ di me e tanto di quello che ho potuto raccogliere durante gli anni.

      Avevo un’amica che mi diceva spesso che avrei dovuto scrivere. Ero solita risponderle:
      “Sto raccogliendo materiale, la scrittura arriverà a suo tempo”.

      Eccola. Sta arrivando lenta e costante come una marea. E io, sono finalmente pronta ad accoglierla.

  2. Pades

    Quanto è vero. È la stessa cosa che mi dico io riguardo le storie originali di cui scrivere, che dalla mia mente ancora non escono se non a lampi… Per consolarmi mi dico che “sto ancora raccogliendo materiale”, le storie arriveranno quando saranno pronte. Dopo quasi cinquant’anni spero non arrivino tutte insieme, però. 🙂 🙂 🙂

    E spero anche che alla fine tutti questi bellissimi racconti dell’Elli’s bar li integrerai in una raccolta. Meritano.

    • Pades, i tuoi commenti scoppiettano nella mia testa come legna nel camino. Aspetto con fiducia di leggere qualche tuo racconto, quando sarà pronto. Attento a non aspettare più del dovuto, ché le cose tenute strette troppo a lungo si guastano e ti possono fare male. Ti sono estremamente grata della compagnia e degli ottimi consigli: una raccolta di racconti miei ? Wow!

  3. Aspettavo questo secondo appuntamento con lei…Dopo qualche giorno dalla comparsa riesco a godermelo.
    E ti dico che sei stata coraggiosa “possente Elga”; l’augurio è che tu possa avanzare in nuove storie, nuovi incontri e in infinite vite davanti a te. Grazie!

  4. Monica, intanto grazie come sempre per la tua visita con traccia. Elga ti ringrazia per l’aggettivo, che le calza a pennello nonostante la sua fragilità e per il bellissimo augurio. E anche io ti ringrazio e terrò il tuo augurio in un taschino segreto per rileggermelo quando la volontà e l’ispirazione giocano a nascondino. E mi fanno dannare. Tu e le persone che mi stanno seguendo in questa avventura mi state aiutando molto, dandomi sempre nuovo vento perché possa solcare l’universo della mia fantasia. Grazie infinite <3

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