emma frignani

Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas.

Come ho trasformato una giornata bigia in una giornata luminosa grazie alla concentrazione

Sabotaggio e concentrazione

Mi sono svegliata di malumore.
Non mi dilungherò sui motivi del mio stato d’animo; vi basti sapere che mi sono alzata con il piede sbagliato: stanca, scoraggiata e svogliata.

Ho svolto alcune mansioni di routine e letto alcuni articoli, sempre accompagnata da una sfuggente sensazione di vacuità e da un indefinito desiderio di altrove.
Di norma, svolgo il mio allenamento nella pausa pranzo, ma oggi, arrivata l’ora, ho temporeggiato. Non avevo nessuna voglia di allenarmi e, per un po’, ho pensato tra me e me che avrei potuto farne a meno. Che avrei potuto rimandare a domani, che, in fondo, non sarebbe successo nulla di grave se avessi saltato un allenamento.
Tutto vero e tutto legittimo.

Poi, però, mi sono alzata, mi sono cambiata e, senza ulteriori indugi, ho cominciato il mio workout; sapevo che la mia mente poteva rivelarsi una nemica e ho cercato di rimanere il più possibile concentrata su ogni esercizio, su ciascun movimento, sui miei muscoli e sul mio respiro.

Non appena perdevo la concentrazione, la stronzetta dentro la mia testa mi diceva di fermarmi, piagnucolava e si lamentava della fatica e del sudore, mi disturbava, lanciandomi ciocche di capelli sul viso e provocandomi dolorosi crampi ai polpacci e allo stomaco. E io, preda di una furia silenziosa e caparbia, proseguivo, impegnandomi ancor di più, quasi a volerle dimostrare che non aveva potere su di me.

Concluso l’allenamento, mi sono fermata in ascolto. Silenzio. La stronzetta era ammutolita; forse, era troppo stanca, anche per darmi il tormento. Mi sono guardata intorno circospetta, preoccupata che qualcosa potesse risvegliarla. Nulla, era sparita. Che sensazione piacevole, niente più groppo alla gola, niente rabbia compressa, solo un sano, meritato vuoto. Leggero e ineffabile.
Caldo e avvolgente, come l’acqua che scorreva sul mio corpo affaticato. Ero attenta ad ogni dettaglio, mi sentivo acuminata. Un punteruolo di concentrazione. Il fluire dell’acqua, il suono della musica, gli odori, i colori filtrati dal grigiore della giornata, tutto era me e io ero tutto.

In seguito, la mia giornata ha preso una piega completamente diversa, ho portato a termine diversi compiti, lavorativi e non, godendomi ogni istante, divertita e sorpresa dal mio brusco cambiamento di rotta. Mi sono sentita forte e capace.

Ho scritto questo post per i momenti difficili, per ricordare che è possibile superarli. E che valicare le proprie cime innevate e aspre è un ottimo ricostituente.

 

[Photo credit: Freepik, ph. ]

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4 Comments

  1. Molto carino questo articolo, Emma. Con poche e azzeccate parole hai raccontato una cosa che a me capita molto spesso. Precisa precisa 😉

    • Grazie Marina 🙂 Ho notato che la caratteristica più notata nei miei post è la precisione con cui colgo determinate situazioni. Ne sono molto felice, perché sono convinta che scrivere sia un’operazione di lima per cogliere l’essenza delle cose.

  2. E’ proprio vero Emma. Capita anche a me. Pensa che per poter correre ho dovuto anticipare piano piano la sveglia fino alle 5… e svegliarsi a quell’ora non è semplicissimo. Quelle volte in cui ho meno voglia, più paura di affrontare la giornata, più paura di sentirmi stanco alla fine si rivelano le migliori. Esco dall’allenamento carico e motivato e questo mi aiuta per tutta la giornata.

  3. Che bravo, le 5 per me sono ancora proibitive, ma pian piano voglio arrivarci anch’io Quanto meno ti senti predisposto, quanto più succede (non sempre, ma spesso) che, una volta scavalcata l’indolenza, la tua pratica si riveli molto soddisfacente.

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