emma frignani

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esercizio di scrittura creativa

Scrittura creativa: un esempio

Ho deciso di riportare un esercizio che ho svolto dopo la lettura di un bel post di Roberta Zanella dal titolo: “Allenare la creatività: l’oggetto comunicativo”. Roberta ha fornito precise istruzioni e interessanti consigli riguardo allo svolgimento dell’esercizio; forse sono uscita dal sentiero, ma ritengo giusto postare il risultato dell’esperimento così come l’ho vissuto. Dopo aver letto il post, mi sono guardata intorno e i miei occhi si sono fermati sulle rose esposte qui sopra.

Ecco cosa è uscito dalle dita danzanti:
“Oggetto scelto per l’esercizio: rosa bianca (ce l’ho davanti agli occhi).
È composta di stelo verde, foglie ovali a bordo seghettato, spine, innumerevoli petali che partendo dal centro si sfogliano verso l’esterno. Mi ricorda una esile fata o una ballerina di danza classica.
La appoggio su un foglio bianco e sembra un cadavere che aspetta di essere cremato. Le asporto qualche rametto fronzuto. E resta solo uno stelo magro corredato di un paio di foglioline a mo’ di braccia o piuttosto di ampio colletto come di strega.
Se fosse d’acqua potrei tenerla in vita soltanto in un acquario, come una medusa senza tentacoli e ne intuirei le forme molli, evanescenti.
Capovolta, può assomigliare ad un’ampia gonna vaporosa su una figura tanto smilza quanto sproporzionata, dal momento che pare dotata di gambe cortissime rispetto al resto del corpo (il lungo stelo).
E se invece fosse di gomma morbida e arancio trasparente? Di sicuro la assaggerei. Non senza annodarla preventivamente.
E se fosse una sorta di vapore azzurro, come fumo di sigaretta? Svanirebbe lasciando solo un lieve ricordo olfattivo.
E se la rosa arancione di gomma cominciasse a parlarmi come i fiori nel giardino in cui si reca Alice? E se ci fosse un’aiuola intera di rose gommose? E di fianco un laghetto di rose-meduse?
E se una pioggia invece di rinvigorirla, la riducesse in poltiglia?

Vedo una bella siepe di rose, sta arrivando un temporale ma io resto incantata a osservare i fiori finché non avverto le prime gocce fredde colpirmi il viso. Cerco riparo sotto il porticato del giardino, e quando sono finalmente all’asciutto, mi accorgo con stupore che le rose della siepe si stanno letteralmente liquefacendo come cera incandescente.
Come è arrivato, lo scroscio se ne va e lascia il posto ad un vento freddo che brucia le narici. Ecco che le rose si solidificano nella loro nuova forma. Mi ricordano le masse di pongo lavorate dai bambini, o un dipinto di Bacon.”
Sì, mi sono baloccata con l’amabile gioco del “Se” e mi sono divertita assai 🙂

E voi, fate mai il gioco del “Se”? Allenarsi allo sviluppo (alla riscoperta piuttosto) della propria creatività è un viaggio dai risvolti inaspettati, non trovate?

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2 Comments

  1. Mmmmh a volte si, ma dipende dal momento

    Bell’esercizio!

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