emma frignani

Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas.

La scrittura catartica aiuta a sentirsi meglio

La scrittura che cura

Oggi sembra proprio che tutto vada nel verso sbagliato: sai la tipica giornata contromano? Ecco, oggi la sto vivendo.
Il pianto improvviso e immotivato che ti riempie la bocca, lo stomaco che pare contorcersi in preda ad una danza malsana, il corpo intero che si ribella lasciandoti in balìa di un umore traballante, in equilibrio precario sul crinale che separa lo sconforto dalla gioia. E tu, al centro di questo vortice di sensazioni contrastanti, resti immobile fissando il tuo stato, succube di uno sconcerto che ti sfianca.

Vorresti essere vomitata fuori da quel turbinio come un corpo estraneo, ma non succede; occorre reagire, ma oggi non sei capace di prendere decisioni né di portare a termine una qualsivoglia attività. Sei fuori centro, continui a girare a vuoto, come un meccanismo inceppato: il tuo loop infinito ti riporta sempre al punto di partenza, che corrisponde al punto di arrivo e ancor più al punto cieco.

Che fare? Prima di farti corrodere dal senso di inadeguatezza e dall’ansia, cerchi di inventarti uno stratagemma per uscire dall’ombra, che si è insediata dentro di te rubando lo spazio riservato al buonumore. Perché non sfruttare la tua passione per guarire dalla malinconia? Non riesci a leggere molto perché oggi la tua capacità di concentrazione si è nascosta e non intende proprio farsi trovare? Bene, leggi quello che può servire ad alleviare l’insensata frustrazione del momento e poi comincia a fare quello che sai fare: scrivi.

Certa scrittura è senza dubbio terapeutica: sono convinta però che dietro il rituale catartico dello scrivere debba esserci una salda volontà di liberarsi dai propri demoni, di sanare le proprie ferite. Allora sì che la scrittura può ergersi a San Giorgio della tua felicità contro il drago che alita malessere nella tua mente.

E tu, come affronti le tue giornate no?

[Photo credit: Freepik]

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7 Comments

  1. Valerio

    ho passato diverse fasi nella mia vita… una volta suonavo, era tutto quello che mi serviva per tirarmi su, poi sono passato alla meditazione (quella standard, tipo seduto a fare oooommm :D), poi ad altre forme di meditazione, anche dinamica tipo yoga o una lunga passeggiata da solo. in inverno, nei ultimi anni, mi faccio una vasca calda e moooolto lunga, magari con musica adeguata tipo Sigur Ros ma anche in silenzio (magico il suono del silenzio), e qualche libro che tratti argomenti non quotidiani, profondi, o chi mi tocchino profondamente in quel periodo… parlo da solo, con me, ecco, assomiglia a scrivere :D. ma sono d’accordo con te, la scrittura, per quanto mi sia innaturale quando sto male, fa un gran bene.

    • Grazie della visita Valerio 🙂
      Come dici tu, ognuno ha i propri rituali per ripulirsi dal malessere e tornare a splendere. In passato, ho utilizzato la scrittura per dare sfogo al mio malessere, ma non mi è stata d’aiuto, perché, lo capisco solo ora, non ero disposta a farmi aiutare: mi limitavo a ripetere con metodica ossessione lo stesso ritornello disperato. Attualmente, scrivo per passione e per lavoro e non per curarmi; oggi mi sono svegliata male senza motivo e, dopo vari e vani tentativi di concludere qualcosa, mi sono fermata a riflettere per risolvere o almeno alleviare la situazione in cui mi sono trovata immersa. Ho letto un bel post (http://www.mywayblog.it/gratitudine-felicita/), poi mi sono ritrovata qui, a scrivere. E mi ha fatto proprio bene, perché desideravo che mi facesse bene: ho srotolato la sensazione fastidiosa che si era annidata nel mio stomaco e, dandole una forma scritta, l’ho staccata da me.

      • Valerio

        come direbbero gli alchimisti, opera di trasformazione della Materia 🙂 anche io, come te, ho ricercato, ho iniziato in modo cosciente ed intenso nel 2001, sia i libri che la rete sono stati fondamentali. cerco di ascoltarmi sempre, come tu hai fatto oggi perché qualcosa dentro di te non ti faceva proseguire la giornata come da piano. credo che parti di noi ci comunichino sempre qualcosa e quando non le ascoltiamo alzano la voce (malessere)… ma basta darle ascolto anche per poco per riaverle dalla nostra parte, o andare noi dalla loro 😀

        • Vero: se invece di combattere contro le richieste che spuntano attraverso forme diverse di disagio, si cerca quantomeno di osservarle e sentire le loro ragioni, allora ci si accorge delle reali dimensioni del malessere e, forse, delle sue cause. Collaborare con sé stessi costituisce una possibilità per imparare a conoscersi e per superare difficoltà e momenti difficili forti di una potenza accresciuta, amplificata.

  2. Ciao Emma, a volte il vortice della vita ci avvolge facendo passare in secondo piano ciò che ci fa stare bene… Ho imparato col tempo che ci sono giorni in cui invece bisogna capire che è il momento di dedicare davvero del tempo a se stessi, per stare meglio. Una volta mi lasciavo portare lontano dai colori ad acquarello, via da tutto e forse anche da me. Oggi cerco una maggior consapevolezza e sto cercando di imparare a respirare – cosa difficilissima!!! 🙂

    • Valerio

      C’è molta musica che mi fa bene, ma il top per me è da molti anni Niccolò Fabi, non so se lo conoscete, vi lascio una canzone che per me ha significato un sacco di strada, fuori e dentro di me 😉 (potrei consigliarlo come terapia ahahahah)

      https://www.youtube.com/watch?v=nJqluovttCU

    • «Ci sono giorni in cui invece bisogna capire che è il momento di dedicare davvero del tempo a se stessi»: spesso è proprio partendo da questa ignoranza dei propri bisogni che si scivola in una insensata frustrazione. E, si sa, la signorina indossa sempre uno strascico tanto ingombrante quanto doloroso. Allora, impariamo a respirare e a veicolare la nostra energia: d’altronde, in numerose tradizioni, il respiro è ricondotto alla creazione stessa 🙂
      Grazie Silvia della visita e della condivisione!

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