emma frignani

Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas.

viaggi interplanetari nella letteratura, letta e scritta

Tra-passato ignoto

Le Rite* mi spingono verso l’ignoto, risvegliando in me un bisogno sopito, quasi timoroso. e mi ritrovo a scavare tra gli avanzi di una vita, la mia, tra ricordi felici, memorie rimosse, scatti d’ira, periodi di oblio e solitudine, attimi di vivace fermento e collassi interiori.

nel tentativo di ricostruire il mio percorso fin qui, attraverso i libri e gli appunti che riempiono vecchie scatole, si insinuano nelle tasche, scompaiono tra mille fogli, si mostrano soltanto quando sono pronta a riprenderli in mano. scatole che mi seguono in tutti i miei spostamenti verso una nuova tana, verso l’equilibrio e la pace.

stamattina, ho scavato tra scatoloni rimasti accuratamente chiusi in garage. catalogati a suon di pennarello: “LIBRI”, “Φ” o  “FILOSOFIA” a seconda dello spazio disponibile, “QUADERNI & RIVISTE”, “ARTE”. ho buttato via molto, ho tenuto qualcosa.

mi sono commossa, irritata. un viaggio a ritroso nella mia vita, che non sapevo già così lunga. ne avevo la sensazione, ma non me n’ero resa conto in maniera così fisica: la polvere che ha intaccato le mie mani intente a cercare il passato, a discernere il bene dal male, l’utile dal superfluo. come se fosse davvero possibile farlo. quella polvere leggera e impalpabile che gratta la gola, raschia la pelle e copre di una patina di malinconia fredda le copertine dei miei compagni di viaggio.

buttare via il passato doloroso e indigesto è stato catartico, come mi direbbe forse Alessia, e produttivo a suo modo. mentre per quanto riguarda il #CurriculumDelLettore, sempre che Rita lo voglia, devo intraprendere un viaggio labirintico e vorticoso nella me stessa che si è sviluppata nel tempo, la partecipazione al concorso letterario promosso da Annarita mi richiede di forgiare nuove pagine scritte. ed è sempre un travaglio che mi lascia sbigottita e vuota come la pelle di un serpente dopo la muta.

lascia ben sperare. la pelle era diventata piccola e stiracchiata.
il serpente è cresciuto.

 

*Annarita, ideatrice, tra le altre cose, de Il piacere di scrivere e del concorso letterario gratuito “Ispirare la fantasia“, e Rita, ideatrice del blog di «racconti di libri, immagini, persone» Paroleombra e del #CurriculumDelLettore

 

[Photo Credit: Pixabay]

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2 Comments

  1. Ciao Emma, anch’io – ciclicamente – mi decido a fare ordine nel passato con un’energica attività di decluttering. Ma se per altri oggetti il processo è meno indolore (al massimo di rimpianto per qualche taglia in meno!), nel caso di libri di studio e quaderni per me diventa faticoso. Vedi su di loro il segno del tempo che passa, la polvere che si sedimenta negli anni e li invecchia, cambia la consistenza della carta, allontando da noi testi che abbiamo sentito vivi e vicini. Un soffio di malinconia.

    • Come sempre, il cambiamento, la crisi intesa come decisione -in senso letterale-, scuotono i rami della nostra identità; durante la folata, energica o lieve che sia, alcuni rami cadono perché ormai secchi, altri perdono soltanto qualche foglia, altri ancora spargono i loro semi nella speranza di continuare a vivere in loro. e propagarsi. lasciando un segno del loro passaggio. È un malessere necessario e benefico, liberatorio, perché ci alleggerisce di zavorre a cui ci siamo inspiegabilmente legati, e che ci hanno portato giù con loro. non perché siano cattive, ma perché è quello che sanno fare in quanto zavorre. è nella loro natura. sta a noi lasciarle andare per poter correre. o volare.

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