emma frignani

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Elga ricorda la sua nonna.

La nonna

Il profumo intenso del caffè fece riaffiorare in lei il ricordo vivido di sua nonna.
La sua memoria, avvizzita da anni di sofferenza, ebbe un fremito.

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Il sorriso

Quel giorno, il pianto non voleva saperne di lasciarla sola.
Qualsiasi attività, persino la più insospettabile, come lavare le poche stoviglie rimaste nell’acquaio, stendere i panni, cambiare le lenzuola, poteva scatenare una crisi improvvisa quanto violenta di pianto.

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Come nella sala d’attesa di un ospedale, aspettava. Non sapeva bene cosa, ma continuava ad aspettare.

L’attesa

Elli mal sopportava la stupidità. E ne era, suo malgrado, circondata quasi sempre. Aveva spesso un’annoiata aria di superiorità che non piaceva a nessuno. Rispondeva male e malvolentieri. Il suo malessere aveva un che di tangibile, come catrame, buono per tappare le buche sulla strada.

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