emma frignani

Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas.

Ricordi quando la maestra ci dava alcune parole e noi dovevamo costruire una storia di senso compiuto che le contenesse? Questa è una replica di quel simpatico e divertentissimo esercizio. Forse manca di un po' di senso compiuto, ma pazienza.

Estratti etimologici

Tempo fa (il torrido 5 agosto di quest’anno), aprendo la posta, trovai un regalo – uno dei tanti – di Monia.
Si trattava di un dizionario etimologico. Monia mi chiedeva quale, tra quelle elencate, fosse la mia parola preferita. Io decisi di sceglierne una per ogni lettera che trovai. Eccole.

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#LettereMagenta: 28 giorni di email come picconi, alla ricerca della mia arkengemma. Ho scavato e trovato tesori inaspettati. E compagni di viaggio.

#LettereMagenta: 28 giorni di scrittura e porporina

E’ qualche giorno ormai che non ricevo l’email del compito di #LetteraMagenta. Ho partecipato, durante il mese di agosto, a questo esperimento (tale è stato per me) di scrittura creativa sotto l’egida di Monia Papa, insieme ad altri abitanti del regno di Calamo, alcuni più conosciuti, altri solo sentiti nominare, ma anche loro imbevuti di quel tanto di porporina che ora manca. 

L’intento di questo mio scritto è quello di lasciare una traccia rispetto all’esperienza vissuta.

Leggendo il post di Monica, mia “compagna di volo”, come ha definito lei stessa noi Calamisti, è venuta anche a me una gran voglia di lasciare una traccia. Perché #LettereMagenta ha lasciato la sua dentro di me. Indelebile e rosa. E piena di sorprese che odorano di promesse e progetti. Insomma, un sacco di “pro” per questa avventura che mi sta coinvolgendo sempre più profondamente e con sempre maggiore entusiasmo. Portandomi lontano, portandomi doni, portandomi dentro di me.

A specchiarmi nelle parole come fossero superfici luccicanti su cui scivolare senza timore di ferirsi. Questo misterioso progetto di scrittura mi ha costretta a scavare, permettendomi di trovare tesori sepolti e scoprire luoghi inesplorati. A volte spaventosi, a volte superbi.

Sublimi, appena sotto la soglia più alta. Appena sotto l’acqua, calma soltanto in apparenza. Sotto la mia identità. Troppo a lungo data per scontata, nascosta, tenuta prigioniera. Ostaggio di una vita che non mi apparteneva.

E così, leggendo le parole di Monica, mi è venuta voglia di condividere la mia impressione su questi 28 giorni di scrittura, guidati dalle dita sapienti e mai stanche della nostra Monia Papa, il cui Calamo raccoglie fiori e spine e ne fa collane per i lettori più coraggiosi.

Ogni giorno una lettera. Ogni giorno un compito. Ogni giorno un Arcano da svelare. Un foglio si srotola accecandomi con il suo biancore: inizio a tremare. Vorrei andarmene, vorrei poterlo evitare. Ma stavolta no. Ho già scelto. Ora devo giocare. La porta dietro di me è chiusa per sempre.

Devo confessare che ho opposto un’iniziale resistenza a questo giocosfida.
Mi sono data delle scuse per rimandare. Per raggirare, per ritardare. Poi, mi sono lasciata andare alle parole, ho seguito il flusso interiore dei miei pensieri, anche quando mi bruciava. Come quando da piccola mi sbucciavo e la mia nonna mi irrorava le ferite con l’alcool. Rosa e pungente.

Spesso, ho avuto la sensazione di estrarre dagli abissi della mia anima cose che credevo perdute. O che non sapevo nemmeno esistessero.
Ci sono stati giochi e ho giocato, ridendo di gusto, e ci sono state sfide, di quelle che non sai se ne uscirai viva, di quelle che provi in tutti i modi a evitare. Perché, dentro, tu sai che scoperchiare il vaso è rischioso. E se ne uscisse una bufera? E se ospitasse un nido di serpenti? E se, semplicemente, non avessi voglia di vedere cosa c’è dentro a quel vaso?

Ma. Ma io sono curiosa di una curiosità che mi fa assomigliare a un gatto.
Allora, mi sono fatta piccola e nel mio vaso ci sono entrata. Raccogliendo a piene mani tutto ciò che trovavo. Dettagli nascosti tra le pieghe, fili d’erba nati tra le fessure. Ricordi, sogni, incubi a ridosso della porta. In attesa di un segno, di una parola. Della parola che li liberasse dall’oblio.

Questo impegno e sforzo mi hanno concesso un regalo importante; la consapevolezza di venirne fuori anche là dove sembrava più difficile… 

Ancora una volta, mi riconosco nelle parole di Monica; quei 28 giorni di scrittura da cui non si poteva fuggire. Quelle domande, che avevano bisogno di una risposta. Mi sono ritrovata ad aspettare la mia mail, il mio compito. Alcuni li ho dovuti lasciare a decantare anche interi giorni. Troppo aspri, spigolosi. Taglienti. Altri, sono usciti delicatamente dalla mia testa. Quasi senza sforzo.

Via via che i giorni passavano, le mie paure si scioglievano. Se inizialmente sentivo di impormi dei limiti, con l’andare dei giorni li ho visti liquefarsi nelle mie dita. Diventare lettere sulla carta, simboli sul monitor. Altro da me.

Impegno e sforzo, senza dubbio. Di quelli che ti aiutano e ti portano al livello successivo. Al muro dopo. Che ti danno gli strumenti per continuare anche da sola, a sperimentare, a dire finalmente la tua. Senza vergogna né arroganza.
Piena di una nuova consapevolezza.

Grazie a Monia, grazie ai “compagni di volo”. E grazie alla mia determinazione.

 

[Immagine creata da me con Canva e Flaticon]

π-il teorema del delirio

“Π – Il teorema del delirio” e ritorno

Leggo per caso questo dialogo tratto da Π – Il teorema del delirio, un bellissimo film del 1998, diretto dal grande Darren Aronofsky.
“Per caso” è un’espressione che sta via via perdendo di significato nella mia vita.
E così, ricordo ancora quel film visto tanto tempo fa.
L’ho amato ferocemente.
L’ho guardato e riguardato perché anch’io, come Maximilian, “riuscirò a capire”.

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